mushroom's blog

venerdì, 05 ottobre 2007

intervista ad Alberto Angelici

Apriamo questo venerdì con un'intervista ad Alberto Angelici, autore Arpanet con il racconto "IL BASTARDO DI YONGE STREET".

Dunque, iniziamo con le presentazioni: chi è Alberto Angelici?

 

A.A. è un maturo ragazzino mai stanco di guardarsi intorno per osservare, vedere, imparare, comprendere.

 

Quando hai iniziato a scrivere e perché?

 

Ho iniziato a scrivere all’epoca della scuola media su incoraggiamento dell’insegnante di lettere, il Professor Sergio Graziosi,  che trovava nei miei temi delle buone potenzialità sia   nello stile che per la fervida fantasia che esprimevano. Da allora non ho mai smesso.  Da alcuni anni ai racconti brevi  e ai resoconti di viaggi alterno poesie, alcune delle quali già presenti in varie antologie.  Scrivo, in primis,  per il  mio piacere,   consapevole  però che qualunque esperienza io viva,  qualunque cosa io scriva, essa  diviene più significativa se condivisa con altri.

 

IL BASTARDO DI YONGE STREET, titolo di un tuo racconto presente sul sito ArpaNet.org . Parlacene un po’. Come è nato e di cosa parla.

 

Il racconto citato risale a vari anni fa.  Esso trae ispirazione da un fatto di cronaca nera accaduto a Toronto   all’inizio del quinquennio che trascorsi in Canada,  tra il 1975 e l’80.  Si trattò di un evento alquanto singolare: una notte, in un vicolo del centro  fu  ritrovato il cadavere di un uomo dai numerosi precedenti penali  e,  accanto a esso, quello di un grosso cane lupo ucciso forse a colpi di spranga.  Sull’uomo fu riscontrato un gran numero di fratture e lesioni interne dovute,  dissero,  a pugni e calci di estrema violenza. La mia curiosita’ ne rimase colpita e dalle poche frasi di un quotidiano nacque il racconto,  una via di mezzo tra il  giallo e il  noir.  E’, questo, uno dei pochi miei lavori che a volte torno a leggere e  ad ogni lettura riprovo le stesse, forti emozioni.

 

Scrivere è importante, ma anche leggere lo è: quali sono le tue letture preferite e quali autori ami di più?

 

Sono sempre stato un lettore onnivoro ma, come tanti,  ho avuto anch’io,  dopo l’esordio adolescenziale con Gianni Rodari ed Emilio Salgari,  periodi di “mono-lettura”: per primo venne quello dei classici americani, Steinback,  Hemingway, Caldwell, ecc, seguito, all’epoca del liceo,  dai grandi russi,  Checov,  Tolstoij,  Dostoievski,.  Negli anni dell’università arrivarono  vari scrittori  italiani,  da Manzoni  a Pavese e Calvino,  da Buzzati a Cassola, da Guareschi a Primo Levi, Sciascia, Svevo e tanti altri.  Oggi alterno saggi e romanzi,  testi di storia (soprattutto Medio Evo), di psicologia e  volumi di biografie, spesso senza alcun metodo, solo seguendo la curiosita’ del momento o i suggerimenti di un amico. Amo molto anche i taccuini di viaggi  e  uno dei migliori autori in tale campo ritengo sia l’inglese Colin Thubron,  insuperabile per come sa indagare in profondità nell’anima dei Paesi che visita e descrive.

 

Riesci a scindere lavoro e tempo libero (scrittura) (come dice il proverbio: prima il dovere poi il piacere)

 

Il libro è una costante, nella mia vita,  sempre presente,  quindi,  in ogni momento,  in un viaggio di lavoro, la sera prima di dormire,  a volte perfino durante uno spostamento in taxi e,  sempre, durante una vacanza,  tanto e’ vero che sul mio camper un armadietto e’ permanentemente adibito a biblioteca.

 

Che rapporto hai con i tuoi personaggi?

 

Il rapporto con i  protagonisti dei miei racconti non e’ sempre uguale.  Può esistere un momento,  nell’esistenza di un personaggio, in cui esso, come dire, smette di  crescere plasmato dalla mia fantasia  e prende a vivere di vita autonoma.  Questo non sempre avviene ma può capitare quando quella figura arriva ad assumere un  particolare spessore  psicologico.  Quando e se avviene ciò,  ho come la sensazione  che certe vicende si svolgano sotto i miei occhi  e a quel punto esco per un magico momento dal ruolo dell’autore per   scivolare panni del testimone.  E’ uno stato di grazia,  potrei dire,  che si verifica raramente ma quando accade il distacco dalla realtà immanente è tale che posso perdere la cognizione del tempo;  in alcuni casi mi è capitato di scrivere dieci ore senza interrompermi.

 

Ti capita mai di ascoltare della musica mentre scrivi? Se sì ( o no), pensi che potrebbe essere conciliante per chi ama mettere su storie, personaggi ed emozioni?

 

Mi piace scrivere circondato dal silenzio,  di solito quello del mio studio,  nella campagna bolognese

 

Progetti futuri?

 

Da alcuni mesi sto lavorando a  “qualcosa” che potrebbe diventare un romanzo  ma per ora è un procedere lento  e faticoso.

 

Ultima domanda: se il mondo fosse di un colore, questo colore quale vorresti che fosse?

 

Faccio fatica a scegliere un solo colore ma se proprio devo diciamo che potrebbe essere il blu marina.

 

 

 

postato da mMushroom alle ore 12:50 | link | commenti
categorie: intervista ad alberto angelici

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