Questo 19 maggio arriva una nuova intervista: Roberto Sassi, giovane poeta che ha in questi giorni pubblicato presso la casa editrice Midgard la silloge SCURO ED OSCURO NELLO SGUARDO D'UNO SCONOSCIUTO.
Iniziamo con le presentazioni: chi è Roberto Sassi?
Roberto Sassi è un ragazzo, prima d’ogni cosa.
Ma è anche, umilmente, un ricercatore di poesia.
Studia Teorie e Pratiche dell‘Antropologia, ama le donne, la parola e la reciprocità.
E’ interessato.
Il suo è un interesse sano, vigile e produttivo, che coglie le “piccolezze” e le fa sue.
E’ un tizio qualunque che cerca di non essere un uomo qualunque e che, per questa ragione, ha imparato ad osservare il culto della parola, considerandola come l’elemento che distingue un uomo da ogni altro.
Il suo ritenersi poeta è sintomo di una umile presunzione , di una presuntuosa umiltà.
Con alcuni versi: è infinite proiezioni di un me/ incivili prospettive del sé.
Quando hai iniziato a scrivere?
Ho iniziato a scrivere poesia all’età di diciotto anni.
Iniziai perché ero in difficoltà.
Avevo la terribile paura che le mie possibilità si potessero, in qualche modo, esaurire.
La poesia mi ha dimostrato che non avranno mai fine.
Grazie a questa consapevolezza tre anni fa cominciai a scrivere; sempre grazie ad essa ora faccio poesia, che è diverso.
La poesia è sicuramente più istintiva della narrativa. Tu cosa ne pensi? Qual è il tuo approccio con la poesia?
La narrativa è costruzione, è un edificio letterario, è elaborazione.
La poesia, invece, è pigrizia; è, certamente, istinto; è subitaneità; è sudore, sì, ma un sudore che s’asciuga in fretta.
Se la narrativa si ciba dei dati, oltre che dell’esperienza, la poesia giunge alla poesia attraverso le immagini dell’esistenza, evocandole e portandole alla luce, più o meno bene.
Penso,comunque, che vi sia della narrativa molto vicina alla poesia e che esista, di par suo, della poesia avvicinabile alla narrativa.
Il mio è un approccio amoroso, io ho bisogno di Lei e Lei di me.
Ci scambiamo piacere, io ricevo parole e la poesia qualità di esistere: è comunicazione.
Così, quando decidiamo di avvicinarci ne sentiamo entrambi la voglia ed esplodiamo insieme, in un orgasmo poetico che non ha eguali.
SCURO ED OSCURO NELLO SGUARDO D’UNO SCONOSCIUTO. È certamente un titolo molto bello per una silloge di poesie, sembrerebbe quasi piccola poesia ; come hai trovato questo titolo?
Non l’ho trovato io.
E’ lui che ha trovato me, mi cercava da tempo.
E’ bello, vero?
L’ho pensato anch’io quando mi ha raggiunto.
Anche se, a dire il vero, non ricordo il momento esatto.
Ma poco importa, ciò che conta è che mi abbia fatto visita.
Gliene sarò grato sempre.
C’è una poesia (“ImmaginAria”), nella raccolta, che può far pensare che il titolo scaturisca da alcuni suoi versi.
In realtà sono quei versi che scaturiscono dal titolo.
Esso è nato prima di molti componimenti presenti nella raccolta.
E’ lo spirito di cui è infusa tutta la poesia che vi è contenuta.
Hai scritto questa raccolta nel corso di quanto tempo? C’è qualche poesia alla quale sei particolarmente legato?
E’ un anno di poesia, quello contenuto nella raccolta: il mio duemilasei in versi.
Sono legato ad ogni mio verso.
Ma c’è una poesia che dispiega i motivi della mia poetica, è “Piccolezze”.
La piccolezza è l’elemento da cui nasce tutta la mia poesia.
Se il mondo dovesse essere di un solo colore, questo colore quale vorresti che fosse?
In altri tempi avrei risposto rosso.
Il colore della passione, perché le passioni muovono l’uomo.
Adesso,forse, direi bianco.
Il bianco non riserva mai sorprese, è pulito, ordinato, lascia spazio alla creatività, alla fantasia, all’inchiostro di ognuno.
Sì, lo vorrei bianco il mondo per poi, alla Majakovskij, schizzare tinta da un bicchiere.
Riesci a conciliare impegni e tempo da dedicare alla poesia?
Non concilio gli impegni con il tempo della poesia.
E’ sempre tempo della poesia.
Dedico ogni istante d’esistenza alla ricerca, così non occorre conciliare.
Sviluppare su carta richiede poco tempo.
E’ vivere che ne richiede di più.
Ed è per questo che non scrivo poesia ma faccio poesia, perché la poesia si fa in ogni momento, a volte senza lasciar traccia, altre volte facendo capolino e ammiccando maliziosamente.
La tua ispirazione da dove viene?
Da ogni cosa che me ne dia l’opportunità e che richieda la mia attenzione poetica.
Accennavo prima alla piccolezza, ma non dimentico mai che esiste anche il resto.
Progetti futuri?
A dire la verità non amo fare progetti.
Adorerei che la mia raccolta destasse interesse e che comunicasse il messaggio.
Non è un progetto, è una speranza.
L’unico progetto, probabilmente, è farmi conoscere e riconoscermi.
Cosa ne pensi della poesia nel mondo dell’editoria?
Non penso nulla, temo che continuerà questo scempio.
La poesia ha bisogno di voci nuove, voci capaci di destare interesse.
Ne abbiamo le tasche piene di, per dirla alla Croce, pseudo-espressioni poetiche.
L’editoria non aiuta, certamente.
I giovani devono affidarsi alle piccole case sperando di essere letti.
Le grandi case pubblicano solo grandi nomi.
L’editoria è zeppa di avvoltoi pronti a consumare pasti letterari, resti di letterature da strapazzo.
La mia casa, la Midgard Editrice, mi ha dato fiducia e ha ottenuto, da parte mia, grande stima.
Per questo, vorrei dare un consiglio ai lettori di poesia: leggete di più e scrivete di meno. Meno poeti e più lettori e vedrete che qualcosa potrà cambiare nel mondo dell’editoria italiana.
Roberto, mi ha fatto molto piacere intervistarti.
Un saluto a te e a chi ha letto questo post