Dunque, iniziamo con le presentazioni: chi è Irene Malish?
Quando hai iniziato a dipingere e qual è stata la tua formazione?
Ho iniziato a dipingere intraprendendo la carriera accademica, in un collegio di architettura, a 16 anni, dove frequentavo tra l’altro un corso di pittura figurativa. In seguito ho iniziato a fare un po’ di cose da sola, mossa dalla passione tipica dei giovani. Successivamente mi sono laureata in marketing e pubblicità. Nel 2002 mi sono trasferita a Roma, e qui ho conosciuto, in via del Governo Vecchio, un pittore di strada, Luciano Beccaria, scomparso lo scorso Novembre... Fra noi si era istaurato un rapporto stretto sull’arte figurativa, basato sulle copie delle opere di Caravaggio, che mi hanno dato modo di approfondire lo studio delle luci e delle ombre. Il mio sviluppo personale è stato molto influenzato dall’arte del mio maestro.
È stata quindi una persona molto importante, per te.
Nel mio caso, Luciano Beccaria non è stato solo un maestro, ma anche, e soprattutto, un amico. Ero molto legata a lui, quasi fosse mio parente.
E’ stato un maestro spirituale.
Parlaci della tua pittura. In essa sono molto frequenti i volti.
Nella mia pittura, un volto ne richiama un altro. I volti dei miei quadri rappresentano le sfaccettature della mia personalità, e ce n’è uno per ognuna di esse, e nuovi ne vengono fuori man mano che la mia arte cresce.
Ma essi rappresentano anche un mio peculiare biglietto da visita… mi spiego: ho passato molti anni dipingendo volti, per lo più, anche se ho optato comunque, di tanto in tanto, anche verso altri soggetti; ma il volto è stato per me una “ossessione”, ed e stato grazie ad esso che mi sono fatta conoscere, suscitando un certo riscontro fra il pubblico, che mi riconosce proprio da questa tematica dei volti.
Mi viene allora da chiederti se c’è un volto a cui sei particolarmente affezionata.
Dunque, ti dirò che non sono molto gelosa dei miei quadri… quello che ieri era attuale, oggi non lo è più… ogni volto è una storia diversa, ma soprattutto una storia nuova… C’è sempre un volto più bello.
Ma se devo proprio nominare dei volti a cui sento di dover essere legata in qualche modo, citerei “Volto divino”; “Forma ideale”, che ho più d’una volta rielaborato; e “Alveare”, ispirato alla cantante Madonna.
Cosa c’è nei tuoi volti?
Prima di tutto ambiguità, ambiguità resa dai colori, dagli sguardi, dall’inclinazione degli stessi, dalla luce dei loro occhi. C’è inoltre sensualità, e una certa sicurezza insita nel fatto di possedere questa qualità. Ma c’è anche provocazione… e mistero.
Ti capita di ascoltare musica mentre dipingi?
Ascolto la musica classica, oppure la radio. Deve comunque essere qualcosa che non mi disturbi. Raramente dipingo immersa nel silenzio. Lavoro tra l’altro da sola: il quadro costituisce la mia unica compagnia.
Da dove vengono i tuoi quadri? Le tue opere sono spontanee o la proiezione di un’immagine a lungo elaborata?
Spontanee, direi. Uso delle modelle, o immagini prese da riviste oppure da mie fotografie. Sulla tela poi però la forma cambia, il contesto muta rispetto al “flash” ho avuto inizialmente, poiché non ho idee precise. Al termine di un quadro c’è sempre una sorpresa.
Da dove viene quindi la tua arte?
Dalle persone. La mia arte viene e torna da loro. I miei quadri appartengono a loro, SONO loro, ed al contempo loro figli. Io svolgo il ruolo di madre natura, se la vogliamo mettere così, faccio in modo che questi “figli” vengano al mondo. E’ quindi a loro, alle persone, che i miei quadri appartengono, come dicevo. E’ anche per questo che non sono molto gelosa dei miei quadri: non sono totalmente miei.
Attualmente la tua arte verso cosa si sta movendo?
Attualmente sto puntando verso la dinamicità, al movimento. La forma sta scomparendo per cedere il posto ad opere più solari, meno sofferte. Per cedere insomma il posto più al “quotidiano”, a sensazioni semplici ma significative, come la vista di una spiaggia, la percezione del vento di settembre, il cammino di un bambino… frammenti di vita, di eventi…
L’arte è una cosa bellissima, per Lei ho rinunciato a molto, per esempio ad occupazioni stabili e ben retribuite che avrei potuto intraprendere con la mia laurea in marketing e pubblicità. E invece ho preferito giocare con i pennelli, e questo mi ha reso e mi rende felice.
Ultima domanda: chi o cos’è un pittore?
Il pittore è un’anima ingenua, ma in senso positivo, null’altro che infantile o sciocco; è una persona che guarda il mondo con gli occhi di un bambino, che vive le cose sul momento e ne assapora i significati. Ma soprattutto è una persona che non si pone domande su cosa andrà a produrre un domani, perché non di deve aver fretta, almeno io non ce l’ho… Ognuno ha un suo percorso – come quello della vita: si diventa adulti passando dall’infanzia all’adolescenza –, le cose vengono da sole, secondo i propri tempi. Io ho dipinto volti per diversi anni non avendo idea che mi sarei spostata poi verso la dinamicità, verso il movimento, come ti dicevo prima. Chi mi sa dire cosa dipingerò in futuro? Nessuno, neanche io. Ma lo scoprirò, e lì, come al termine di ogni mio quadro, sarà una sorpresa.
"volto blu"
"verde"
"Sandra"
"Jessica"
"Volto divino"
"Creazione del mondo"
"Moulin Rouge"