mushroom's blog

martedì, 13 febbraio 2007

intervista a Fabrizio Bandini

A causa di di alcuni problemi che ha avuto Splinder con la manutenzione, inserisco con un giorno di ritardo l'intervista a Fabrizio Bandini, editore della Midgard Editrice.

Dunque, cominciamo con le presentazioni: chi è Fabrizio Bandini?

 

Bella domanda. Sono parecchie cose, fra cui uno scrittore.

 

Quando hai incominciato a scrivere e che approccio hai con la scrittura?

 

Ho cominciato a scrivere verso i quattordici anni. Pensieri e poesie. Poi dopo è venuto tutto il resto. Racconti, saggi e diari.

 

Il tuo rapporto con i tuoi personaggi?

 

I personaggi dei miei racconti narrano un po’ tutte le caratteristiche e tutte le possibilità umane. Il positivo e il negativo che c’è nell’uomo. Sono spesso delle figure archetipali.

 

Il tuo rapporto con la scrittura: scrivi di getto e poi correggi, o preferisci prima affidarti alla guida di una scaletta?

 

Dipende. Le poesie le scrivo di getto. I racconti pure, ma poi li rielaboro, spesse volte anche per mesi o anni. I saggi, naturalmente, hanno una costruzione molto più complessa.

 

Sei editore e scrittore: riesci a scindere questi due aspetti per essere l’uno e l’altro in differenti momenti, oppure essi coincidono direttamente?

 

Sono nato come scrittore, mi piace scrivere, narrare, e continuerò a farlo. L’editore lo faccio da due anni e mezzo, circa, dopo aver collaborato a lungo con case editrici e riviste. Le due cose le tengo separate. Edito libri di altri scrittori e mi piace farlo, molto. Poi scrivo, per me e per gli altri. Sono due attività distinte, ma comunicano fra di loro, chiaramente, trattandosi dello stesso ambito.

 

Ma sei anche saggista e poeta, oltre che narratore. Qual è, fra questi tre, lo spazio in cui ti senti meno vincolato e quindi più a tuo agio?

 

La poesia la amo molto. E’ lo spazio in cui parlo di me, di Fabrizio Bandini, della mia vita.

La narrativa mi piace parecchio, ma in altro modo. Così la saggistica.

 

Parlaci un po’ del tuo ultimo libro.

  Il Canto di Midgard. Sono quattro racconti, mitici, archetipali. Narro la storia degli antichi re dell’età della pietra, del bronzo e del ferro. A prima vista potrebbe sembrare un libro fantasy. Ma in realtà non lo è. E’ un libro direttamente ispirato alla mitologia indoeuropea e alle fonti storiche di quelle antichissime età. Le citazioni iniziali di Esiodo e della Voluspa parlano chiaro. Lo definirei un libro epico e filosofico. Epico perché è un tentativo di riproporre l’epica ai nostri giorni, sotto la forma di narrativa. Per lo stile di scrittura mi sono ispirato molto alle saghe germaniche, come il Nibelunglied e la Volsunga Saga. Un tentativo ben riuscito mi sembra, visto gli apprezzamenti molto positivi che ho ricevuto. Filosofico perché dietro la storia c’è tutta l’esplicazione di una dottrina di filosofia della storia antichissima, che accomuna il mondo greco a quello indiano, il mondo romano a quello germanico.

 

 

Progetti futuri?

 

In questi giorni sto scrivendo un altro racconto, epico, ambientato nell’età del ferro, in Italia.

 

In dieci anni di scrittura, fra poesie, saggi e narrativa, pensi che il tuo stile abbia subito un’evoluzione?

 

Sicuramente. Sia nella poesia che nella narrativa il mio stile è divenuto sempre più asciutto ed incisivo. Basta leggere Haiku, la mia ultima raccolta di poesie, o Il Canto di Midgard, per rendersene conto. Credo che proseguirò su questa strada.

 

Da dove nasce “Midgard”, il nome della tua casa editrice? E perché hai scelto questo nome? (C’è forse un collegamento con la mitologia nordica?)

 

Midgard è la Terra di Mezzo nella mitologia nordica. Il termine è in antico norreno. Quando ho fondato la casa editrice ho pensato a lungo ad un nome, che fosse bello ed evocativo. Alla fine ho scelto Midgard. Mi sembra una scelta appropriata. Midgard è la terra degli uomini e quindi anche dei poeti e degli scrittori che narrano le gesta umane. D’altronde sono  appassionato di storia e mitologia da quando sono piccolo. Non potevo che scegliere un nome simile.

 

Le case editrici piccole, si sa, crescono. Pensi sia un bene? Come immagini, o meglio, quale vuoi che sia il futuro della tua casa editrice nel 2008, nel 2009, nel 2010, nel 2011…?

 

L’esistenza delle piccole case editrici penso che sia un fattore molto positivo per il panorama dell’editoria italiana, dominato da poche grandi case editrici, che oramai ragionano tutto in termine di business e di bilancio, investendo pochissimo sugli scrittori esordienti e pubblicando talvolta delle proprie schifezze. Scusatemi il termine. Le case editrici piccole danno la possibilità ad autori esordienti, giovani e non, di pubblicare e di farsi conoscere. Non è poco. Certo, non abbiamo le possibilità finanziarie delle grandi case editrici, ma il nostro lavoro lo svolgiamo bene e con serietà. La Midgard spero che possa crescere sempre di più e che fra qualche anno possa affermarsi, come una casa editrice underground, di ottima qualità. Le difficoltà sono molte, ma noi ci proviamo lo stesso, continuando con la politica editoriale che ci ha sempre contraddistinto.

 

 

Fabrizio, ti ringrazio per aver risposto a questa piccola intervista.

Grazie ancora per la disponibilità.

 

Un saluto a te e a chi ha letto questo post.

 

 

 

 

 

postato da mMushroom alle ore 06:09 | link | commenti
categorie: intervista a fabrizio bandini

Chi sono

Blogger: mMushroom
Nome: Marco Mazzanti (Marko Matz in pseudonimo)

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Partecipano

Bottoni

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading*volte