Oggi è 22 Dicembre. Sabato. Pochi giorni mancano alla fine di questo anno. Il Natale è vicino. Sono due anni che ho smesso di festeggiarlo insieme alle altre feste. Due anni che mi reputo un non praticante. Pochi i mesi che mi sento un agnostico. Nei miei racconti e nei miei romanzi c'è quasi sempre un personaggio che non crede accompagnato da un altro che ha una forte fede in Dio e che spera in un mondo migliore di fronte al male che striscia dappertutto invandendo ogni cosa. In un mio romanzo (inedito), un personaggio (una pittrice dilettante) dice, in risposta ad un commento del suo migliore amico, il quale la reputa "troppo buona", : " [...]c'è così tanto male in questo mondo che in un po' di bene non guasterà mica, ti pare?". Ciò che mi ha dava fino poco tempo fa la volontà di pregare era l'idea che dopo la morte di fosse una vita, o meglio, un'esistenza di completa fusione con Dio, insieme ai propri cari conosciuti qui. Un anno fa credevo ancora, e molto fermamente, in questa prospettiva. Un caro amico mi ha detto che dopo la morte c'è una rinascita. Rinascita e vita eterna mi sembrano quasi la stessa cosa, in fondo. Secondo gran parte della filosofia orientale, il Tempo è concepito come uno specchio d'acqua la cui superficie si infrange continuamente, e quelle piccole ondine, quelle increspature che compaiono e muoiono, siamo noi, esseri umani, brevissime scintille di vita; secondo la filosofia cristiana, invece, il Tempo è visto come un ruscello, un corso d'acqua, che da una sorgente (il mondo), giunge ad una foce (Dio), dunque una una visione rettilinea, con un inizio ed una fine, che prevede una continuità dell' anima (o come si vuol intendere l'essenza di ogni individuo) anche dopo la morte.

Questa foto mi è stata fatta questa estate alla stazione del treno. Trovandosi tra me e chi l'ha scattata un pannello di vetro, la mia immagine è risultata delicatamente sfumata dallo scorrere della luce del tramonto. Appare così scomposta dallo scorrere della luce, che mette in risalto il soggetto rispetto alla penombra della galleria che conduce ai binari. Mi chiedo a cosa stessi pensando in quel momento. Dall'espressione direi niente... o forse tutto.
E' mio! Il mio tesssssssoro...
Finalmente una nuova intervista! Questa sabato risponde Nadia Linciano, autrice di racconti e poesie ed autrice ArpaNet.
Dunque, iniziamo con le presentazioni: chi è Nadia Linciano?
Nadia Linciano è una donna di 40 anni, che ogni giorno si frammenta e si moltiplica nelle tante realtà che compongono la sua vita: la famiglia, il lavoro, la passione per il canto corale, le letture rubate negli ultimi minuti di una giornata densa e interminabile, l’amore per la scrittura. Se dovessi indicare l’aspetto che, a mio parere, più mi caratterizza, mi definirei una donna in perenne tensione tra quello che fa e quello che vorrebbe fare. Mi sembra impossibile vivere senza l’aspettativa di qualcosa che possa rompere la monotonia quotidiana, qualcosa di imprevisto… Mi sento impegnata in una ricerca continua, che qualche volta genera frustrazione ma spesso mi arricchisce di un tassello nuovo e utile per migliorare la percezione e la comprensione di me stessa e degli altri. Una ricerca che mi consente di deviare dal mio percorso professionale “ufficiale” (quello di economista, autrice di diverse pubblicazioni scientifiche) verso sentieri i più disparati. Tra questi, anche quello della scrittura…
Quando hai iniziato a scrivere e perché?
I primi tentativi risalgono al periodo dell’adolescenza. Racconti, poesie, un diario intriso di grandi ideali e grandi propositi. Allora scrivevo per capire chi ero e cosa volevo, spesso in conflitto insanabile con il mondo intero. Non è sopravvissuto nulla di quel periodo, anche a causa di vari traslochi e per una caduta di interesse in quello che avevo scritto. La voglia di scrivere, però, non mi ha mai abbandonato. L’impulso a farlo veniva fuori in modo sporadico e casuale; non ho mai assecondato questo impulso fino alla nascita della mia prima figlia quando ho ricominciato a scrivere. Prima filastrocche e racconti per bambini. Scrivere per i bambini mi avvicina al loro mondo, quindi ai miei figli, e mi permette di recuperare una parte di me, quella del mio mondo infantile, che avevo dimenticato quasi del tutto. Ho scritto e pubblicato, così, “Ad ogni ora la sua poesiola… e se il tempo non vola due favole ancora”, Manni editore; “Nove mesi e … oltre”, Edigiò e “Filastrocche Marine”, Edimond. Quasi contemporaneamente ho cominciato a scrivere racconti per adulti. Scrivere per gli adulti mi sembrava l’opportunità giusta per dare sfogo alle mie emozioni: un modo per liberarmi e per leggermi da fuori. Ho cominciato a partecipare a concorsi e a rileggere i miei scritti su carta stampata. “La ricerca – Storie di donne e di percorsi”, Nicola Pesce editore, è la mia prima raccolta di racconti. Adesso scrivo per calarmi nei panni di altri, di personaggi che imparo a conoscere mentre l’idea di un racconto prende forma…
Parlaci un po’ della tua esperienza con la casa editrice ArpaNet.
È stata un’esperienza molto positiva. Mi sono imbattuta nell’iniziativa Concepts Gusto per caso e ho partecipato con entusiasmo anche per le modalità con le quali si svolgeva la selezione, votazione del pubblico e poi scrutinio della redazione: una doppia verifica, importante per un’autrice esordiente che è anche alla ricerca di riscontri sulla bontà delle cose che scrive. A giugno, il mio racconto, “Il caffè rubato”, è stato pubblicato nel volume Concepts Gusto. L’esperienza è positiva anche perché ArpaNet è una delle pochissime case editrici disposte a pubblicare gli scritti di autori esordienti di fatto senza alcun contributo e disposta a fare il suo mestiere fino in fondo. Mi riferisco, ad esempio, alla promozione dei libri, all’organizzazione di presentazioni insomma a tutte quelle attività che, di solito, un editore delega all’autore esordiente condannandolo, nella maggior parte dei casi, alla diffusione della sua opera tra pochi amici e parenti (nel mio caso, ma credo che si tratti di una condizione diffusa tra gli autori esordienti, il tempo e l’opportunità di divulgare le proprie opere sono risorse davvero scarse).
I personaggi sono parte dello scrittore e delle sue esperienze di vita; sei d’accordo con questo luogo comune?
Nei luoghi comuni c’è sempre un fondo di verità (terribile, ho fatto appello a un altro luogo comune!). Per quanto mi riguarda, come ho già detto, i primi esperimenti di scrittura attingevano molto al mio vissuto; pian piano, però, l’orizzonte si è allargato e la mia fantasia vaga alla ricerca di situazioni e personaggi decisamente “altro” da me. È tuttavia inevitabile che qua e là emergano frammenti del mio modo di essere e delle mie esperienze. I codici che uso per decifrare la realtà e distillarla nei personaggi di un racconto sono i miei codici, non può essere altrimenti.
C’è un libro a cui sei particolarmente affezionata e che rileggeresti all’infinito?
Un libro che tengo sempre “a portata di mano” e che mi piace consultare di tanto in tanto è “Il libro dell’inquietudine” di Pessoa. Ma non mi sento legata a un libro in particolare, quanto piuttosto a un insieme di atmosfere che mi catturano. Amo le atmosfere fantastiche, surreali, ironiche e la letteratura sudamericana mi affascina per questo. Ci sono periodi, tuttavia, in cui mi calo nella lettura di biografie, di saggi oppure di romanzi storici. Ogni libro è un’esperienza totalizzante, in positivo o in negativo. Non riesco, tuttavia, a rileggere un libro che mi ha preso molto, per una sorta di pudore, di timore… forse quello di scoprirmi troppo diversa da quella che ero nel periodo in cui l’ho letto per la prima volta.
Quali sono le tue fonti di ispirazione?
Progetti futuri?
Ho candidato un racconto all’iniziativa Concepts Profumo; sto scrivendo una raccolta di racconti per bambini e un romanzo per adulti. Con molta fatica, la sera tardi, quando in casa scende il silenzio del sonno dei miei figli…
Ultima domanda: se il mondo fosse di un colore, questo colore quale vorresti che sia?
Potrei rispondere azzurro, ma qualche tempo fa avrei risposto arancione e più indietro ancora verde… Non mi piacerebbe un mondo monocolore, vorrei solo che tutti potessimo avere la tolleranza di accettare i colori del nostro passato e quelli degli altri.
Urrà! Ecco un'altra Domenica all'insegna del mortorio più totale! La lettura del romanzo di Dark Crystal sta volgendo agli ultimi due capitoli e già so che, quando l'avrò finita, cadrò in depressione; non è un caso che abbia incominciato a leggerlo lentamente, molto lentamente, decisamente molto lentamente... Domani ricomincerà un'altra settimana, Venerdì dovrò andare dal dentista(di prima mattina) e il primo esonero si avvicina... nooooooooooooooo!!!!
COMUNICAZIONE DI SERVIZIO: Venerdì o Sabato, il blog vedrà pubblicata una nuova intervista. A ripondere alle domande sarà Nadia Linciano, autrice ArpaNet.