mushroom's blog

sabato, 31 marzo 2007

intervista di fine marzo

Questo sabato, 31 marzo, ultimo giorno del mese, arriva una nuova intervista. A parlare è:

 

MariaGiovanna Luini, ossia:

 

Una donna. Una scrittrice. Un medico. Probabilmente tempo fa avrei detto prima “un medico”, poi “una scrittrice”, adesso no. Non è questione di priorità, ma di istinto. Scrivere è talmente naturale  da essere definizione sufficiente e immediata. Comunque… Sono lecchese di nascita (veramente il mio paese si chiama Calco: lì vive la mia numerosa famiglia) e milanese di adozione, ho vissuto qualche anno a Bruxelles; lavoro in un istituto oncologico milanese, sono chirurgo come mio marito Alberto. E scrivo…

 

Quando hai incominciato a scrivere e che approccio hai con la scrittura ( nel senso : scrivi di getto e poi correggi, o redigi prima un’elaborata scaletta) ?

 

Scrivo da quando avevo tre anni, più o meno. Scrivere è l’espressione più immediata, facile e profonda .  Per molto tempo ho tenuto la scrittura solo per me, poi tre anni fa è successo qualcosa: ho iniziato a fare leggere. Così, come se fosse ovvio. E’ stato un cambiamento importante perché mi ha permesso di confrontarmi e mettere in discussione, di migliorare lo stile . Scrivo di getto: di solito non ho in testa un’idea, mi siedo alla scrivania e sto in silenzio. Silenzio totale. Poi la storia nasce e si sviluppa e io devo scriverla, quasi stessi descrivendo qualcosa che accade al di fuori e al di là di me. La prima stesura è sempre d’istinto. Nasce da sola. Poi rileggo e critico, spesso riduco molto. E lascio raffreddare per qualche tempo prima di correggere di nuovo. Non ho scalette: anche i romanzi più lunghi nascono e vivono spontaneamente. L’unica volta che ho scritto una scaletta mi è piaciuta molto ma non si è sviluppata: è sempre lì, in uno dei miei taccuini, e aspetta di nascere. Prima o poi prenderà vita.

 

Il rapporto con i tuoi personaggi?

 

All’inizio sono abbozzi, schizzi senza colore, poi hanno bisogno di silenzio e iniziano a vivere. Li guardo trasformarsi e non so mai come si comporteranno finché la storia non è finita.

 

Se dovessi inserire in un tuo racconto o romanzo un personaggio di un tuo autore preferito, questo personaggio quale sarebbe?

 

La signora Dalloway.

 

 

Un po’ come il protagonista del romanzo La Storia Infinita, tu in quale libro ti sarebbe piaciuto entrare?

 

Entrerei in uno dei romanzi di Simenon, per osservare in silenzio. Il punto di vista del protagonista, che subisce la vita da testimone muto: gli eventi accadono e non si può fare altro che assistere…

 

Hai pubblicato Esser grandi è una fiaba, con la casa editrice Lampi di Stampa? Parlaci del tuo libro e della tua esperienza editoriale?

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Ogni tanto scrivo fiabe. Le scrivo pensando alla magia della vita: sto a contatto con persone che soffrono, che combattono malattie molto difficili, e ho imparato ad amare ogni istante di sogno, di leggerezza. Le fiabe nascono nei momenti in cui ho più bisogno di sorridere. L’anno scorso qualcuno mi ha suggerito di raccogliere alcune mie fiabe per pubblicarle: è stata un’esperienza inattesa, molto bella e la casa editrice Lampi di Stampa mi ha assistito moltissimo in questa prima avventura editoriale. Quando ho scelto le fiabe da pubblicare ho pensato di dedicarle a un pubblico adulto, per una specie di pudore nei confronti dei bambini che hanno bisogno di tanta, tanta bellezza. Non mi sentivo in grado di comunicare con i bambini… Quando le fiabe sono uscite hanno avuto un successo che – confesso – non avevo sperato, e tantissimi bambini le hanno amate: la prossima raccolta sarà anche per loro, è quasi pronta.

 

Inoltre stai partecipando al concorso Moda e Gusto indetto dalla casa editrice ARPANet. Cosa ne pensi di questa esperienza?

 

E’ divertente. E offre spazio agli esordiente: in questi tempi è davvero notevole trovare una disponibilità di questo genere. Ho letto i racconti proposti, sono molto belli.

 

Oltre ad essere medico, sei anche giornalista scientifica. Pensi che redigere articoli possa essere anche un buono e costante esercizio di scrittura?

 

Scrivere, scrivere, scrivere: me lo disse il direttore di un giornale, una persona che stimo moltissimo. Aveva ragione: l’esercizio costante permette di migliorare, di prendere confidenza. E di trovare il proprio stile narrativo. Ogni tanto rileggo cose che ho scritto in passato e ho la tentazione di cambiare tutto, di tagliare e modificare e sintetizzare… Scrivo tutti i giorni almeno due ore.

 

Ultimamente stai scrivendo o ci sono dei progetti a cui stai lavorando?

 

Ho completato la rilettura “a freddo” di un manoscritto cui tengo molto, “Una storia ai delfini”. E vorrei rivedere un manoscritto un po’ più “vecchio”, un romanzo scritto a quattro mani con uno scrittore e giornalista francese, Jacques Charmelot: abbiamo avuto commenti molto positivi soprattutto per l’originalità della storia e la suspence, ed è arrivata qualche proposta interessante, ma pensiamo di rivedere lo stile un’altra volta prima di decidere. Ah, e la nuova raccolta di fiabe è quasi pronta!

Nel frattempo lavoro a una fiction televisiva di carattere medico: è un’esperienza molto stimolante, completamente nuova.

 

Gestisci un tuo blog personale, parlacene un po’.

 

Non sapevo che cosa fosse un blog. Non avevo mai sentito la parola “blog”. Poi un amico mi ha detto “perché non metti qualcosa di tuo su internet?” e mi ha spiegato come fare. All’inizio è stato un gioco, poi il riscontro crescente mi ha spinta a lavorarci con maggiore impegno. Non uso il blog come diario: in realtà non c’è niente della mia vita personale perché non è questo lo scopo. Pubblico fiabe, racconti, brevi pezzi narrativi e ho un feedback quasi immediato: i commenti della gente, il numero di visite sono preziosissimi aiuti per riflettere e migliorare. Ricevo messaggi molto belli, e qualcuno mi ha davvero commosso. Alcune critiche sono state fondamentali per rivedere il mio stile. Il blog ha avuto il grandissimo merito di farmi provare l’esperienza dell’”esposizione”, che non è così scontata nel suo impatto sulla vita personale. Ho imparato a mettermi in gioco accettando le conseguenze.

MariaGiovanna, mi ha fatto piacere intervistarti, è stata una bella chiacchierata

 

Un saluto e a presto

 

 

 

 

 

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categorie: intervista a mariagiovanna luini
domenica, 25 marzo 2007

apatia

non so che scrivere, ho mal di testa, forse anche un po' di sonno. Sono già due settimane, forse più, che mi sono prefisso di terminare un racconto per un concorso, e invece niente.  Rileggere i libri che ho già letto non mi soddisfa, i manuali universitari, poi, non fanno che esaurire la mia vena scrittoria. Mi manca un bel romanzo da leggere. Mi manca la scrittura fluida e veloce. In questi giorni Antanz1967 mi ha aiutato a correggere un mio vecchio romanzo, che poco tempo fa spedii ad una casa. Devo ringraziare questa casa che, nonostante abbia rifiutato la mia proposta editoriale, mi ha dato dei preziosi consigli sull'opera. Domani non studierò. No. Mi riposerò. Passerò tutta la giornata a disegnare e, forse, a leggere qualche cosa. mi riciclerò qualche mia lettura. Penso che sceglierò Coraline, un libro di Neil Gaiman. La trma di questo libro ruota attorno ad una bambina che vive in una casa con tredici porte, una di queste è sempre chiusa. Coraline riuscirà ad aprirla, e varcandola si ritroverà... in una casa identica alla sua! Non aggiungo altro.

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sabato, 24 marzo 2007

flusso mentale

leggendo i miei precedenti post personali ho avuto dei brividi... scritti male, privi di ogni vincolo grammaticale, proprio come sono i pensieri, che  belllo. è una scrittura di getto, libera e inconsistente

abcdefghijklmnohhhohohohoho

alfa beta gamma delta

123quattro

hohohohoho!!!!!!!!!!!!!

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lunedì, 19 marzo 2007

intervista

Oggi, in questa giornata piovosa e metallica, s'intervista Giorgio Vincenti, poeta e scrittore.

Iniziamo innanzitutto con le presentazioni: chi è Giorgio Vincenti?

Sono uno studente universitario fuori sede. Come molti altri miei coetanei, ho abbandonato la mia Calabria per trasferirmi a Roma, dove studio Tecniche di laboratorio bio-medico e lavoro in ambito genetico. Tra le mie passioni, primeggia la scrittura.

 

Qual è il tuo rapporto con la poesia?

La poesia è parte di me. E’ la mia vita. Definirla hobby sarebbe eccessivamente riduttivo. E’ una forte passione ed almeno in questo momento della mia vita, è una ragione di esistere.

Come sovente accade nel vivere le passioni forti e travolgenti, ci sono continui alti e bassi e rapporti conflittuali; si litiga e ci si riappacifica proprio come due amanti.

 

Un tema ricorrente nelle tue poesie? E perché?

Mi viene in mente l’ipocrisia. Senza dubbio è un tema che attira molto la mia attenzione. Non sopporto le persone ipocrite, che hanno un forte contraddittorio tra il loro dire e il loro agire; non sopporto le persone false e di conseguenza non posso tollerare le loro influenza negative sulla società: il bigottismo, il falso moralismo, e il buonismo eccessivo.

 

Cos’è per te l’ispirazione?

E’ davvero difficile trovare una definizione. A volte sono ispirato da una fragranza, una melodia, un improvviso benessere empatico con la realtà circostante. Il più delle volte invece, sono ispirato dalla mancanze di queste cose. In ogni caso l’ispirazione accade in maniera fortemente inaspettata. Come se entrassi in uno stato di trance, devo soccombere ad essa e lasciarmi guidare dal suo flusso vitale, che quasi sempre si conclude con il parto di un’opera.

 

Parlaci un po’ della tua raccolta di poesia L’ABORTO DELLE SPERANZE.

Si tratta della mia prima raccolta edita. Raccoglie poesie che attingono ai temi più disparati: la gioia o la solitudine, la guerra o l’estasi, il disagio o la memoria, l’apatia o l’ispirazione, solo per citarne alcuni.  Tutte queste liriche sono però accomunate da un filo conduttore: il male di vivere. Attraverso esperienze intimiste, racconto la decadenza del nostro tempo, e propongo un nuovo modo di guardare il dolore. Una versione positiva della sofferenza, come strumento necessario per la maturazione e la conoscenza, in forte contrapposizione ad un messaggio sempre più deciso e a mio avviso errato, inculcatoci dalla società odierna, che impone la felicità e il benessere a tutti i costi, ignorando la realtà delle cose e la natura umana,

                              

La tua esperienza con ARPANet.

Una esperienza bellissima. Conobbi la casa editrice ARPAnet casualmente lo scorso anno e partecipai con L’aborto delle speranze, all’inziativa Concepts . Due poesie della raccolta sono state inserite nel volume antologico Concepts – Letteratura. E’ davvero un’iniziativa lodevole questo concorso letterario, che permette di poter vincere la pubblicazione del proprio libro senza alcun contributo di spese (che non è affatto poco!), e inoltre grazie alla possibilità di votare on-line e commentare le opere candidate, ogni scrittore può tangibilmente notare l’impatto della propria opera al folto pubblico degli internauti.

 

Progetti futuri?

Sto ultimando la selezione di poesie per la mia prossima raccolta che avrà come tema principale, la passione. Inoltre, anche quest’ anno sto partecipando al concorso Concepts nella sezione Gusto, con una raccolta di racconti dal titolo L’equilibrio.

 

Pensi che la poesia, oggi, stia attraversando un momento critico, o tutt’altro?

Se non si tratta di un momento propriamente critico, è sicuramente un periodo molto particolare. La poesia oggi vive un non indifferente contraddittorio: è ormai un dato di fatto che in Italia ci siano più poeti che lettori di poesia! Non esiste un mercato della poesia. Basta visitare una qualsiasi libreria di una grande catena ad esempio, per notare che in tantissimi metri quadrati si possono trovare i generi più svariati di lettura, mentre alla poesia viene riservato un misero scaffale che contiene, oltre ai grandi nomi classici, pochissimi poeti contemporanei. Nessuna visibilità per i tantissimi e meritevoli poeti emergenti che sono presenti. Questo non vuol dire che il grande pubblico non mostri interesse per la poesia. Tutt’altro. Questo interesse viene nascosto o divelto, perché purtroppo non ha grossi ritorni commerciali.

 

Sicuramente la poesia è più istintiva della narrativa? Cosa ne pensi? Sei d’accordo?

Per quanto mi riguardo, compongo poesia e prosa allo stesso modo. Cioè scrivendo di getto, in maniera istintiva, facendomi guidare solo dall’ispirazione del momento. Ogni esperienza di scrittura è unica e non credo sia opportuno fare delle generalizzazioni. Ci sono molti poeti che prediligono un finissimo lavoro di limatura dopo aver composto una poesia, e a distanza di tempo possono andare a rivedere metrica e lessico dei versi, quindi non si può parlare di poesia istintiva. Come ho già detto, scrivo solo sotto forte ispirazione e questo lavoro di accuratezza del verso è in me innato nel processo stesso di composizione della poesia. E lo stesso vale anche per la narrativa.

 

Se il mondo fosse di un solo colore, quale vorresti che fosse questo colore?

Non credo di saper rispondere a questa domanda. Amo la varietà di colori, le sfumature quasi impercettibili, l’accostamento di colori molto diversi tra loro e la fusione di tonalità simili. Ecco, mi piacerebbe vedere un mondo in cui tutti i colori siano mescolati insieme, mantenendo la propria identità, pur creando qualcosa di nuovo.

 

 

Giorgio, ti ringrazio per aver risposto a questa intervista,

un saluto a te e a chi ha letto questo post

 

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categorie: intervista a giorgio vincenti
sabato, 17 marzo 2007

dilemma, Carmilla e Antonella

Stardust non l'ho ancora iniziato a leggere... e forse non lo farò mai. Non permetto nemmeno a me stesso di toccare il volume illustrato di Stardust. Leggi allora la versione classica economica del libro, mi direte, e io vi risponderei: ma perché leggere la versione classica quando c'è quella illustrata?...?... Intanto ho iniziato a leggere un'altrao libro: Carmilla.

Venerdì Antonella mia ha aiutato a rivedere un mio romanzo. Venerdì prossimo termineremo le correzioni, ed io, dopodichè proverò a proporlo ad una casa editrice, a quale, poi, non lo so...

 

 

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mercoledì, 14 marzo 2007

intervista

L'intervista di quest'oggi è a Silvia Denti, Divinafollia nella rete.

Iniziamo con le presentazioni: chi è Silvia Denti?

 

Risposta:  SILVIA DENTI è prima di tutto una persona che non dimentica mai di esserlo, una madre, un’appassionata  dell’arte in tutte le sue forme, una che lotta da anni per la libertà d’espressione e dei sentimenti, per il sostegno dei valori, quelli veri, che spesso la società così intrisa di meccanismi ci fa dimenticare.

 

Perché lo pseudonimo Divinafollia?

 

R:  Divinafollia nasce dalle mie letture sulla mitologia greca, dalla passione per le divinità e dal profondo rispetto per la follia, che quando è sana, pura e immediata, porta soltanto a  creazioni meravigliose, altrimenti dette divine. L’unione di folle e divino è per me il massimo dell’espressione poetica in quanto chi scrive, molto spesso, è come catturato da qualcosa di estremamente forte e incomprensibile a lui stesso. Difficilmente rivisito i miei lavori, ho modo di comprenderli meglio dopo averli sviscerati: in quel momento capisco il significato, perché modificarlo, renderlo diverso se nel momento della stesura sono nate dalla mia penna determinate parole? Qui sta la follia pura, qui la divinità espressiva.

 

 

Sei poetessa. Hai pubblicato diverse raccolte di poesia e sparso per la rete i tuoi componimenti. Qual è il tuo rapporto con la poesia? Cosa c’è dentro?

 

R: Mi hanno incollato l’etichetta di poetessa anni fa, quando credevo nei concorsi letterari . Allora credevo molto nelle giurie. E raggiungevo spesso i primi posti delle classifiche.

Poi , con il moltiplicarsi dei premi letterari, con la mia crescita, la maturità,  ho imparato a selezionare, a vedere quei lati oscuri che in passato non mi erano chiari: certi premi vivono di ingiustizie.

Ho visto gente bravissima arrivare tra gli ultimi posti delle graduatorie.  Da allora, se mai partecipo a qualche concorso, mi informo sulla validità delle giurie.

Spargere nella rete i miei lavori mi fa sentire utile. Ognuno ha il suo destino per dei disegni incomprensibili e misteriosi, io faccio quello che sento, sono molto istintiva e lanciare un mio messaggio in rete, vuol dire gridare le mie emozioni e condividerle con chi le vive in maniera simile o comunque le comprende. Se riesco a regalare un’emozione mi riempio di gioia, mi arricchisco dentro.

Il mio rapporto con la poesia è come tra me e un figlio, un fratello o un genitore. Qualcosa da vivere in quotidiano. Quando non posso scrivere per questione di tempo, di stanchezza, di impegni  vari come accade nei frenetici ritmi della vita moderna, mi sento vuota.

Ho iniziato a scrivere da bambina e ogni quaderno era numerato e stretto  a quello seguente,

come un legame che si trasmette da carne a carne. Quei quaderni li chiamavo non diario, non appunti di poesia ma “I miei sfoghi più cari”.

 

 

Ci sono tue poesie nelle quali desidereresti entrare?

 

R : Io sono sempre dentro alle mie poesie, anche quando non sono autobiografiche.

E’ cosa abbastanza rara che io non inserisca traccia di me in quello che scrivo. E’ come se diventassi parte della parola che intreccia la trama. Succede che io mi faccia portavoce accadimenti che non mi riguardano, ricordo una poesia nata dopo un racconto di una donna stuprata. Mi è uscita dall’inchiostro di getto, ma mentre scrivevo ho sofferto moltissimo, come se quella cosa orrenda e indicibile fosse accaduta a me.

 

 

La tua opinione riguardo l’atteggiamento della poesia da parte dell’editoria attuale.

 

R:  Bella domanda. Tralasciando l’editoria conosciuta, immensa, dietro la quale ci sono giri d’affari pazzeschi, mi sento di dire che nell’editoria minore c’è tanto marciume, purtroppo è una realtà a cui dobbiamo sottostare. Anche per tale motivo io lotto da una ventina d’anni durante i quali ho potuto capire i meccanismi, le dinamiche. Da una quindicina di primavere, però, mi sono legata a una piccola editrice che mi ha affidato delle collane, una delle poche che non è per gli autori, ma con gli autori. La carta, la stamperia, il lavoro di correzione, ecc, hanno dei costi, ma con la tiratura ridotta si possono abbattere.

Ovviamente non è possibile illudersi che un’editrice minore  divulghi capillarmente i libri, ma se dietro ci sono degli appassionati e soprattutto critici che scrivono, come nel mio caso, nasce un rapporto autore-editore di stima e collaborazione . Via i contratti con le postille che obbligano all’acquisto di un determinato numero di copie con spese assurde, ok alla creazione di un dialogo costruttivo tra chi scrive e chi pubblica.

A volte mi sento un poco troppo determinata, ma scelgo, non accetto il marasma di scribacchini che mi intasa la posta elettronica e anche quella di casa, passo molte ore sui lavori per trovarci l’originalità espressiva. E se un domani qualcuno di questi bravi autori  a cui dico “ sì, il tuo lavoro  deve essere pubblicato”raggiungerà Einaudi o Mondadori , io potrò soltanto esserne felice.

 

Pensi che oggi la poesia stia attraversando un periodo di crisi, oppure tutto il contrario?

 

R: No, gli italiani sono poeti per definizione, ma molto spesso c’è chi  si ritiene un nuovo Leopardi e non sa scrivere in grammatica corretta. Ma soprattutto non dona emozione. Dico questo  perché ,non di rado, ho corretto la sintassi a gente che, comunque aveva delle belle idee. Credo che ci vorrebbe maggiore umiltà. E la trovo in coloro che stanno abbastanza  nell’ombra, in quelli che non si espongono. I poeti più in gamba li ho scovati dai nascondigli più impensabili, tra le loro paure d’essere addirittura letti. E , credimi, sono tutti un pochino folli, sani e folli, d’una lucidità , umiltà e generosità che lasciano senza parole.

 

Tuoi autori preferiti (di poesia, ma anche, se vuoi, di narrativa e altro)?

R: Senza ombra di dubbio Tito Lucrezio Caro, Rimbaud, Voltaire, Buckosky, Garcia Lorca, Platone, Tasso, …..ma le mie letture sono infinite, attingo energia anche da Osho, Nietzsche, Kafka e molti altri. Un contemporaneo che adoro e che scrive testi da mettere in musica è Panella.

Il quale , con il grande Lucio Battisti, fece un enorme pezzo di letteratura musicale nella storia. Un altro poeta, a mio avviso, è Franco Battiato.

 

Scrivi una poesia. :-)

R: “….Il mio pensiero è grande e i tacchi a spillo oggi mi stringono le caviglie…non posso aspettare l’alba per dire al mondo che bisogna far presto….”

E’ un pensiero inquieto, come lo sono io, oggi, mentre rispondo alle tue domande.

 

A chi pensi, quando scrivi le tue poesie?

R: Dipende…. da quello che sto esprimendo sul foglio……. Però molto spesso abbandono il pensiero unico, spazio in immagini colorate e mi lascio andare…mi piace pensare d’essere una pianista che chiude gli occhi e suona liberamente.

 

 

Se il mondo dovesse essere di un solo colore, questo colore quale vorresti che fosse? ( non per forza il tuo colore preferito; io per esempio preferisco, fra tutti i colori, il cremisi, ma un mondo tutto rosso, con alberi, cielo, palazzi e animali di questo colore mi farebbe un po’ impressione)

 

R: Azzurro. Non ho dubbi. Parlo spesso dell’azzurro e non mi farebbero paura le cose azzurre, i muri, le porte, le finestre.  Nel mio vagare per il mondo mi è capitato di vedere costruzioni azzurre. Mi sono sempre fermata in contemplazione.  La notte per me non è nera, ma azzurra. Il giorno è azzurro, il sonno, il sesso, l’amore.

Ho una figlia sola, l’ho chiamata Irene ovvero Pace, ma se ne avessi una seconda la chiamerei Azzurra.

 

Da dove nasce la tua ispirazione?

 

R: Dal vissuto, da quello che mi fa venire quel qualcosa dentro che sento scoppiare.

Basta una parola, un movimento veloce e io scrivo.

Non so se sono nata per questo, ma credo di sì.  Senza presunzione. Anni fa un professore di liceo che aveva letto qualche mio libro, volle conoscermi perché adorava la poesia, ci teneva a sapere chi gli aveva regalato certe emozioni. Sentenziò che le persone come me dovrebbero essere sovvenzionate  dai comuni di appartenenza  con dei fondi a disposizione per consentire loro di esprimersi a tempo pieno.

Io dico che  magari non sarà Silvia Denti a beneficiare di questo , ma un giorno, chissà, forse il poeta potrà davvero fare il poeta!

 

SILVIA DENTI

 

 

Silvia, mi ha fatto piacere intervistarti, ti ringrazio per aver accettato, gran bella intervista.

un saluto e a presto

 

 

 

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categorie: intervista a silvia denti
domenica, 11 marzo 2007

intervista

Si intervista oggi Gaspare Bitetto, giovane poeta ed artista

Iniziamo con le presentazioni: chi è Gaspare Bitetto?

 Giuro che non lo conosco. Quasi 24 anni che ci convivo e non mi sono fatto ancora fatto un’idea precisa su di lui. Credo sia coinvolto in una qualche cospirazione internazionale per la manipolazione delle coscienze tramite l’uso di messaggi subliminali all’interno di testi scritti.

 

Quando hai iniziato a scrivere?

 Quando avevo sette anni mi capitò di sentire su un’audiocassetta (sembrano passati secoli da quando non c’erano i CD, e invece…) una registrazione di “Confessioni di un Malandrino”, di Angelo Branduardi. Inconsciamente mi piacque molto quella ritmica, così diversa da quella dei testi delle altre canzoni, e cercai di imitarla. Sai come si fa, si prende una canzone e gli si modifica le parole, per il puro gusto di scherzare. Solo più tardi scoprii che si trattava di endecasillabi. In un certo qual modo avevo preso confidenza con le tecniche della metrica classica, che poi ebbi modo di studiare, approfondire e modulare con maggiore coscienza. Alla fine i versi mi nascevano ad orecchio, non serviva nemmeno star lì a contare le sillabe metriche. Di vecchi lavori ne ho un mucchio, ma prendo le distanze da quasi tutti, visto che hanno, sì, la tecnica, ma mancano di spirito; di tanto in tanto li riprendo in mano e li modifico… i primi lavori seri sono arrivati quando sono riuscito a far conciliare l’apollineo e il dionisiaco, ma è un processo su cui sto ancora lavorando. Per la prosa il discorso è diverso, e potrei tranquillamente dire che in prosa non ho ancora nemmeno iniziato a scrivere. Sperimento, cercando di raggiungere l’equilibrio che voglio ottenere. E’ un costante divenire.

 

In Rimbombi mescoli poesia e narrativa, due strutture che in questo tuo libro si mescolano e danno luogo, a mio parere, ad un’opera piuttosto particolare. Parlacene un po’.

  (copertina fittizia)

Si tratta di un prosimetro, tanto per dargli un nome. Nasce a tasselli, lungo tutto il periodo che va dall’inizio della guerra in Afghanistan, passando per quella in Iraq, fino ai bombardamenti israeliani in Libano e l’invio delle truppe ONU. E’ un racconto grottesco di guerra, visto con lo sguardo dei suoi vari protagonisti, sia aggressori che vittime; un racconto contro la guerra, ma senza l’intenzione di pontificare sui massimi sistemi che la determinano; si resta terra terra, si parla di uomini, di donne e di bambini. Prosa e poesia assieme perché è un’opera pensata per essere letta, declamata, portata all’orecchio di tutti, e la forma migliore era quella che potesse ricordare un concerto… il cantante parla tra una canzone e l’altra (la prosa) e poi canta la canzone (la poesia). Se c’è altro che vuoi sapere, chiedi pure.

 

La poesia è sicuramente più istintiva della narrativa. Tu cosa ne pensi? Qual è il tuo approccio con la poesia? E con la narrativa?

 Non sono d’accordo. La poesia non è affatto più istintiva, richiede un lavoro d’intarsio ed una scelta di termini molto accurata. Purtroppo con gli anni la deriva non-formalista ha preso una piega pericolosa; chiunque scriva un bel pensiero mandando a capo le parole a casaccio crede di aver scritto una poesia. Non è così. Il mio approccio con la poesia si basa su due concetti molto semplici: il primo si limita a sottolineare come i versi non si scrivano, ma si compongano, e il verbo “comporre” la dice lunga su quanto lavoro ci sia dietro. Il secondo richiama una poesia di Charles Bukowski che dice: “When / the / spirit / wanes / the / form / appears” (Quando scompare lo spirito, appare la forma) e questo concetto serve a ricordarmi sempre come la poesia sia come un gioco di prestigio, si veicola attentamente l’attenzione del lettore usando i trucchi più svariati, ma non bisogna assolutamente farglieli scoprire. Se appare la forma, la magia collassa. Riguardo la prosa, quella sì che è istintiva. Si buttano giù i pensieri, poi si decide se modularli per accumulo o per sottrazione. Ognuno ha il suo stile, ma io, come ti ho detto, sulla mia prosa ci sto ancora lavorando.

 

Logos è il titolo del tuo ultimo libro di poesia. Perché questo titolo e perché l’immagine di corpi celesti in copertina?

  Logos risale al 2005. Cronologicamente è precedente a Rimbombi, ma è stato pubblicato dopo. E’ un libro sulla natura umana, sugli ultimi sgoccioli di decadenza che stiamo vivendo. I tempi sono maturi perché inizi un nuovo capitolo. L’ho intitolato Logos perché, come quasi tutti i termini del greco antico, Logos è una parola pregna di significati. Logos è la parola, Logos è il principio divino, Logos è il ragionamento. Nel Logos si fonde sia l’alfa che l’omega. Mi sembrava il titolo migliore per un’opera del genere. I corpi celesti in copertina non li ho scelti io, sono stati scelti dalla casa editrice, credo a causa di alcuni riferimenti cosmologici contenuti in alcune poesie. Quando ero stato io ad ipotizzare una copertina per quel libro, prima che fosse pubblicato, avevo scelto un primo piano dl disco d’oro del Voyager su sfondo nero.

 

Progetti futuri?

 Sto per terminare due opere da inviare alla ARPANet per la loro nuova edizione dell’iniziativa editoriale Concepts e sto lavorando ad altri tre libri (mi piace scrivere in parallelo). Da maggio dovrei nuovamente iniziare a tenere dei reading letterari presso l’Associazione Culturale Aqualung di Roma (San Lorenzo). Questi i progetti in atto e a breve termine. Per quelli a più lungo termine è troppo presto per parlarne.

 

Oltre ad essere scrittore sei artista. I tuoi quadri sono opere perlopiù realizzate con il computer. In quale dei tuoi lavori ti piacerebbe entrare?

 La realizzazione al computer è una realizzazione di comodo, uso tecniche del tutto simili a quelle per la realizzazione su tela, senza dovermi preoccupare di pennelli e tubetti. Sono già dentro ad ognuno dei miei lavori. Ad ogni modo sono molto affezionato ai 4 quadri della serie “Bodies of Light” e a “Der Ubermensch”… sono fan del Nietzsche più puro, quello che nessuno ha tentato di strumentalizzare.

 

Fading To Anguish, quadro di Gaspare Bitetto

 

 

Spread Wings

 

Se il mondo dovesse essere di un solo colore, questo colore quale vorresti che fosse?

 Mi stai chiedendo qual è il mio colore preferito? Mi piacciono i colori al di sotto dell’infrarosso e al di sopra dell’ultravioletto. (e sei fortunato, perché in genere rispondo “Terra di Siena Bruciato”, per il puro gusto di veder strabuzzare gli occhi a chi mi sta davanti)

 

Riesci a conciliare impegni e tempo libero?

 Impegno il mio tempo libero con degli impegni, per il puro gusto di liberarmene in tempo.

 

La tua ispirazione per poesia, scritti e quadri, da dove viene?

 Dal macrocosmo esteriore e dal microcosmo interiore. E’ fondamentale sapersi guardare attorno tanto quanto sapersi guardare dentro. Alle volte una poesia nasce da un grande evento, altre volte nasce da un gatto che sonnecchia. Mai sottovalutare l’importanza che le piccole cose possono avere nella vita.

 

 

Segnalo il sito personale di Gaspare Bitetto www.waxen.it

Gaspare, ti ringrazio per questa intervista!

 

Un saluto

 

 

 

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categorie: intervista a gaspare bitetto
domenica, 11 marzo 2007

post bianco

oggi scrivo in bianco, chiaramente nessuno saprà leggerlo a meno che non evidenzi il testo

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sabato, 10 marzo 2007

dunque dunque...

dunque dunque... il blog sta crescendo, nuove interviste vedranno la luce e nuove persone vengono a conoscenza di questo mio piccolo spazio letterario. Ieri sono stato al Sax con Antanz1967. Abbiamo mangiato un hamburger. Il Sax è un pub del centro, inserirò nel blog il sito dello stesso. Mensilmente i proprietari organizzano una cena a tema. Quella di questo mese sarà la cena irlandese, 17 marzo. Oggi è sabato. Devo terminare un racconto con cui intendo partecipare ad un concorso. Il concorso si chiama UN SOGNO DENTRO UN SOGNO, se non mi sbaglio. Segnalo il sito della casa editrice che lo bandisce, per chi sia interessato   www.casadeisognatori.it  questa casa editrice possiede anche un blog qui su splinder.

Oggi scrivo in nero. Il prossimo post personale, quindi che non riguardi interviste, lo redigerò in bianco.

Bianco e nero fanno grigio. Quindi il posto successivo a quello in bianco sarà grigio.

 

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mercoledì, 07 marzo 2007

nuova intervista

L'intervista è a Loredana Ruggeri, autrice dell'antologia Cicatrici, edita dalla Midgard, casa editrice undergroung di perugia.

Cominciamo con le presentazioni: chi è Loredana Ruggeri? Sono una donna di 37 anni che nasce in un posto di mare e che porta con se l’acqua come elemento vitale. Ora  vivo in una città senza mare dove lavoro come medico e ricercatore

 Quando hai incominciato a scrivere e che approccio hai con la scrittura ( nel senso : scrivi di getto e poi correggi, o redigi prima un’elaborata scaletta) ? 

Scrivo da sempre, forse da quando ho imparato a mettere insieme lettere per formare parole comprensibili. Scrivo  per me stessa perché la scrittura è per me terapia poi i miei amici mi hanno convinto a rendere partecipi anche gli altri di ciò che avevo da dire

 

Il rapporto con i tuoi personaggi?

 Sempre d’amore. Molti hanno tratti di me ma, contraddittoria come sono, rappresentano anche il mio opposto, a volte cerco di renderli indipendenti dalla mia volontà e quando ci riesco li amo ancora di più

 

Se dovessi inserire in un tuo racconto o romanzo un personaggio di un tuo autore preferito, questo personaggio quale sarebbe?

 Garp di Irving, è ironico e divertente

 

Un po’ come il protagonista del romanzo La Storia Infinita, in quale libro ti piacerebbe entrare?

 In un libro di Bukowski ma solo per qualche giorno

 

Hai dei modelli di scrittura, come per esempio libri o autori in particolare?

 Non ho deciso a priori di avere dei modelli ma scrivendo mi sono resa conto che la mia scrittura era molto “stream of consciousness”, guardo poco alla punteggiatura, evoco immagini e tralascio i fatti, mescolo i tempi e gli spazi

 

Hai pubblicato Cicatrici, è una raccolta di dodici racconti dal carattere molto personale? Parlacene un po’.

 In realtà molti dei racconti sono inventati e non autobiografici, forse le uniche cose che mi riguardano davvero da vicino sono “ Bananeti in lontananza” e “Lettera per una terra lontana”, è ovvio che però molte delle sensazioni e dei risvolti che emergono appartengono al mio vissuto, nascono da una continua ricerca e dal tentativo di sfuggire alla noia.

 

Il personaggio di Antonia è molto particolare; protagonista del racconto Fame, decide di dipingere l’uomo nero crocifisso, dilaniato dai colori. È il quadro che appare in copertina, ed è anche una tua opera. Dunque ti domando: chi è Antonia? C’è qualche somiglianza fra voi due?

 Antonia ha molto di me e contemporaneamente è anche ciò che vorrei essere ma non sono, molti personaggi che incontra li ho incrociati anche io durante il mio incespicare, è coraggiosa e pacata, sa aspettare e sa ancora sognare nonostante una squallida vita. La sua non è una fine tragica, è solo il rapimento in un mondo fantastico che lei attende da tempo<