ho intenzione di rileggere un libro che lessi due anni fa. Stardust. Ne posseggo due versioni, quella nromale e quella illustrata. Tengo molto a quest'ultima. Non permetto a nessuno di toccarla, neanche io lo faccio, ma prossimamente farò un'eccezione. Ho il bisogno di leggere. I libri universitari non possono colmare questo bisogno. Per quanto interessanti, i libri universitari sono i lirbi universitari, un romanzo un romanzo. Oggi aggiornerò Diario Mentale. Stardust è un libro di Neil Gaiman. Lo consiglio a tutti.
detesto imbucarmi alle feste, anche se il festeggiato o la festeggiata te lo permette. è quello che è successo ieri sera a me e a un mio amico. eravamo venuti solo per prendere un mio amico e la sua ragazza che si stavano annoiando, e invece... siamo rimasti là. Tutti e tre su un divano nell'attesa che la festa finisse...
comunque, hanno pubblicato un mio racconto sul sito occhirossi .it., ho aggiunto il link per chi volesse dargli un'occhiata. il racconto è quello che ho inserito un po' di post fa, ed io con lei. Per chi è appasionato di horror, gotico e splatter, occhirossi potrebbe essere un sito davvero interessante.
In questi ultimi giorni ho sempre sonno. Non riesco a studiare, a leggere, a scrivere... non riesco a fare niente. Eppure sto scrivendo questo post. E' già qualcosa. Significa che mi sto riprendendo da questo torpore inspiegato. Almeno lo spero. Oggi scrivo in arancione. E' un colore strano. intermedio fra il rosso e il giallo. In questo mondo ci sono un sacco di cose arancioni: i semafori, il sole all'alba e al tramonto, i capelli (tra cui quelli di Roxane, la strega del mio libro), gli interruttori di molte prese della corrente, le arance, le scottature...
chi ne ha più ne metta.
Ogni mattina, in metropolitana, andando all'università, passo il tempo leggendo il giornale. è uno di quelli che ti distribuiscono gratuitamente. Si leggono sempre notizie spesso agghiaccianti, del tipo genitori che relegano i loro figli per sette anni al buio, bambini molto piccoli seviziati dai parenti, stupidi litigi che scadono in omicidi...Ne stavo parlando oggi con una collega d'università, in metropolitana. Alda Teodorani, una scrittrice che conosco, dice che la realtà è peggiore della fantasia. può sembrare un paradosso, ma è così. Oppure siamo noi che viviamo nella fantasia e quello che pensiamo e magari scriviamo sia la realtà!? Si sente spesso dire che oggi c'è molta più violenza di ieri. Non sono d'accordo. Ieri non c'era il telegiornale e molta meno informazione, e la repressione di costumi e di parola rendeva tutto più nascosto e perverso. Non che oggi la situazione sia migliore... anzi. Le condizioni in cui sitrova il mondo oggi mi fanno pensare che sia vicino un grande cambiamento: la fine del mondo (ovviamente non intesa come il classico cataclisma che distrugge tutto) o l'inizio di una nuova epoca ( speriamo più rosea di quella attuale...)
Uh! dopo una mattinata all'università inserisco una nuova intervista. A fare 4 chiacchere è questo mercoledì Renzo Montagnoli, curatore del sito Arteinsieme.net. Dategli un'occhiata, è un sito molto interessante, sopratutto per gli scrittori esordienti.
Innanzitutto iniziamo con le presentazioni: chi è Renzo Montagnoli?
Un uomo sulla sessantina (60 a maggio) in pensione.
Quando hai incominciato a scrivere e che approccio hai con la scrittura?
Ho iniziato a scrivere a metà del 2003, dapprima qualche poesia e in seguito anche racconti.
Per me è stata ed è esclusivamente una passione, che mi diverte molto. Quindi scrivo senza velleità e solo perché mi piace.
Che rapporto hai con i tuoi personaggi?
Penso che qualsiasi autore tenda a immedesimarsi nei propri personaggi, o perché riflettono alcune sue caratteristiche, o anche perché rappresentano la materializzazione di come si vorrebbe essere.
Un po’ come nel romanzo La Storia Infinita, tu in quale libro ti piacerebbe entrare?
E’ un romanzo che non ho letto da molto, talmente bello che sembra di partecipare allo svolgimento della vicenda. Parlo de La messa dell’uomo disarmato di Luisito Bianchi, un autentico capolavoro da accostare tranquillamente a opere come Guerra e pace, a Il rosso e il nero, a Il Gattopardo e altre similari.
Qual è il tuo metodo di scrittura: inizi scrivendo di getto o preferisci stilare prima una scaletta che ti aiuti a seguire di passo passo i tuoi scritti?
Farei una distinzione: le poesie vengono scritte di getto, poi sono sottoposte a una continua revisione. Per i racconti, invece, d’abitudine, quando mi viene l’idea, metto nero su bianco gli elementi essenziali della trama, un po’ come lo schizzo del pittore. Quando ne ho voglia, o meglio ancora quando ho la giusta disposizione d’animo, li riprendo e sviluppo il tutto.
Gestisci un interessante sito letterario, come procede la tua attività?
Devo dire che gestire “Arteinsieme” è abbastanza impegnativo, perché sono sempre alla ricerca di nuovi autori validi e poi anche le interviste agli stessi non sono a volte facili da effettuare. Per raggiungere Andrea Camilleri, per esempio, mi sono occorsi circa quattro mesi, ma non di rado i più restii sono quelli meno conosciuti.
Comunque i risultati del sito, nato il 27 gennaio 2006, sono oltre ogni più rosea previsione, visto che a oggi siamo a oltre 55.000 visite.
Riesci a conciliare tempo libero e scrittura, oppure questi due aspetti coincidono?
Io ho molto tempo libero. Quando lavoravo, il tempo da dedicare alla scrittura era veramente modestissimo.
Se dovessi inserire in un tuo racconto un personaggio di un tuo autore preferito, questo personaggio quale sarebbe?
Fabrizio, il principe di Salina del Gattopardo: là era un’era una classe sociale che finiva soppiantata dalla borghesia; ora invece è un’epoca, quella dei nati immediatamente dopo la guerra, che tramonta.
E’ un modo distaccato, il mio, di vedere andare alla deriva il mondo di speranze e illusioni della mia gioventù. Però spero sempre che tutto cambi per restare uguale, un po’ come il grande personaggio creato da Tomasi di Lampedusa.
Ultima tua pubblicazione?
Pubblico solo su Internet e su qualche rivista letteraria, per mia precisa scelta.
Progetti futuri?
Continuare a divertirmi scrivendo e senza progetti.
C’è un tuo scritto a cui sei particolarmente affezionato? Se sì perché?
Sì, è un racconto, abbastanza breve: A futura memoria. Ci sono affezionato forse perché è stato uno dei primi, ma anche perché è quello dove meglio sono riuscito a esprimere l’orrore di una guerra.
Pensi che i sogni e gli incubi possano essere fonti di ispirazioni?
Indubbiamente. Il sogno non è un evento casuale, ma è il frutto di un’elaborazione del nostro cervello che, libero da altre incombenze, fa affiorare durante il sonno idee e anche ragionamenti che nelle ore di luce abbiamo inconsciamente creato.
A proposito di ispirazione: la tua ispirazione è qualcosa che proviene dal tuo interno o dalle piccole cose di ogni giorno?
L’osservazione è importante, ma sarebbe sterile se non fosse unita alla capacità di avere una visione delle cose che è frutto non solo del proprio livello culturale, ma dalla possibilità di ritrarre sensazioni ed emozioni.
Termina così anche questa intervista. Renzo, ti ringrazio per la tua disponibilità.
Un saluto grande e a presto.
A causa di di alcuni problemi che ha avuto Splinder con la manutenzione, inserisco con un giorno di ritardo l'intervista a Fabrizio Bandini, editore della Midgard Editrice.
Dunque, cominciamo con le presentazioni: chi è Fabrizio Bandini?
Bella domanda. Sono parecchie cose, fra cui uno scrittore.
Quando hai incominciato a scrivere e che approccio hai con la scrittura?
Ho cominciato a scrivere verso i quattordici anni. Pensieri e poesie. Poi dopo è venuto tutto il resto. Racconti, saggi e diari.
Il tuo rapporto con i tuoi personaggi?
I personaggi dei miei racconti narrano un po’ tutte le caratteristiche e tutte le possibilità umane. Il positivo e il negativo che c’è nell’uomo. Sono spesso delle figure archetipali.
Il tuo rapporto con la scrittura: scrivi di getto e poi correggi, o preferisci prima affidarti alla guida di una scaletta?
Dipende. Le poesie le scrivo di getto. I racconti pure, ma poi li rielaboro, spesse volte anche per mesi o anni. I saggi, naturalmente, hanno una costruzione molto più complessa.
Sei editore e scrittore: riesci a scindere questi due aspetti per essere l’uno e l’altro in differenti momenti, oppure essi coincidono direttamente?
Sono nato come scrittore, mi piace scrivere, narrare, e continuerò a farlo. L’editore lo faccio da due anni e mezzo, circa, dopo aver collaborato a lungo con case editrici e riviste. Le due cose le tengo separate. Edito libri di altri scrittori e mi piace farlo, molto. Poi scrivo, per me e per gli altri. Sono due attività distinte, ma comunicano fra di loro, chiaramente, trattandosi dello stesso ambito.
Ma sei anche saggista e poeta, oltre che narratore. Qual è, fra questi tre, lo spazio in cui ti senti meno vincolato e quindi più a tuo agio?
La poesia la amo molto. E’ lo spazio in cui parlo di me, di Fabrizio Bandini, della mia vita.
La narrativa mi piace parecchio, ma in altro modo. Così la saggistica.
Parlaci un po’ del tuo ultimo libro.
Il Canto di Midgard. Sono quattro racconti, mitici, archetipali. Narro la storia degli antichi re dell’età della pietra, del bronzo e del ferro. A prima vista potrebbe sembrare un libro fantasy. Ma in realtà non lo è. E’ un libro direttamente ispirato alla mitologia indoeuropea e alle fonti storiche di quelle antichissime età. Le citazioni iniziali di Esiodo e della Voluspa parlano chiaro. Lo definirei un libro epico e filosofico. Epico perché è un tentativo di riproporre l’epica ai nostri giorni, sotto la forma di narrativa. Per lo stile di scrittura mi sono ispirato molto alle saghe germaniche, come il Nibelunglied e la Volsunga Saga. Un tentativo ben riuscito mi sembra, visto gli apprezzamenti molto positivi che ho ricevuto. Filosofico perché dietro la storia c’è tutta l’esplicazione di una dottrina di filosofia della storia antichissima, che accomuna il mondo greco a quello indiano, il mondo romano a quello germanico.
Progetti futuri?
In questi giorni sto scrivendo un altro racconto, epico, ambientato nell’età del ferro, in Italia.
In dieci anni di scrittura, fra poesie, saggi e narrativa, pensi che il tuo stile abbia subito un’evoluzione?
Sicuramente. Sia nella poesia che nella narrativa il mio stile è divenuto sempre più asciutto ed incisivo. Basta leggere Haiku, la mia ultima raccolta di poesie, o Il Canto di Midgard, per rendersene conto. Credo che proseguirò su questa strada.
Da dove nasce “Midgard”, il nome della tua casa editrice? E perché hai scelto questo nome? (C’è forse un collegamento con la mitologia nordica?)
Midgard è la Terra di Mezzo nella mitologia nordica. Il termine è in antico norreno. Quando ho fondato la casa editrice ho pensato a lungo ad un nome, che fosse bello ed evocativo. Alla fine ho scelto Midgard. Mi sembra una scelta appropriata. Midgard è la terra degli uomini e quindi anche dei poeti e degli scrittori che narrano le gesta umane. D’altronde sono appassionato di storia e mitologia da quando sono piccolo. Non potevo che scegliere un nome simile.
Le case editrici piccole, si sa, crescono. Pensi sia un bene? Come immagini, o meglio, quale vuoi che sia il futuro della tua casa editrice nel 2008, nel 2009, nel 2010, nel 2011…?
L’esistenza delle piccole case editrici penso che sia un fattore molto positivo per il panorama dell’editoria italiana, dominato da poche grandi case editrici, che oramai ragionano tutto in termine di business e di bilancio, investendo pochissimo sugli scrittori esordienti e pubblicando talvolta delle proprie schifezze. Scusatemi il termine. Le case editrici piccole danno la possibilità ad autori esordienti, giovani e non, di pubblicare e di farsi conoscere. Non è poco. Certo, non abbiamo le possibilità finanziarie delle grandi case editrici, ma il nostro lavoro lo svolgiamo bene e con serietà. La Midgard spero che possa crescere sempre di più e che fra qualche anno possa affermarsi, come una casa editrice underground, di ottima qualità. Le difficoltà sono molte, ma noi ci proviamo lo stesso, continuando con la politica editoriale che ci ha sempre contraddistinto.
Fabrizio, ti ringrazio per aver risposto a questa piccola intervista.
Grazie ancora per la disponibilità.
Un saluto a te e a chi ha letto questo post.
E dire che oggi avrei dovuto passare tutto il giorno a studiare... Ho passato tutto questo sabato a scrivere. Sto terminando un racconto. Si faccia pure notte ma lo devo terminare. Da domani inizierò a correggerlo e revisionarlo. Scrivere è a volte spossante. Ho mal di testa. Ieri sono stato con Antonella al Sax del centro. Abbiamo mangiato un hamburger e fatto 4 chiacchiere con alcuni suoi amici. Per la prima volta nella mia vita, ieri, sempre al Sx, ho giocato a Cluedo. Mi piacciono i giochi da tavolo, perccato che costano troppo...
Cominciamo con le presentazioni: chi è Antonella Anzalone?
Bella domanda inizierei a dire che Antonella è una donna di quasi quarant’anni, non sembra ma il tempo passa. Aggiungerei che è una donna che ama scrivere e leggere.
Quando hai incominciato a scrivere e che approccio hai con la scrittura ( nel senso : scrivi di getto e poi correggi, o redigi prima un’elaborata scaletta) ?
Non ricordo quando ho cominciato a scrivere, sicuramente quando ero bambina ma ho iniziato a scrivere in modo cosciente molto più tardi. Innanzitutto per lavoro – sono web editor e traduttrice di notizie giornalistiche – e poi per piacere. Per me è stato molto importante il corso di scrittura creativa con Alda Teodorani, mi ha dato quella spinta in più…. In quanto alla tecnica di scrittura non ho un metodo particolare, certo per le storie più elaborate preparo una scaletta. Devo dire che il nostro modo di scrivere è facilitato dalle immense opportunità fornite dai programmi di scrittura tipo Word per Windows. Avrei difficoltà a scrivere con una macchina da scrivere, cancello in continuazione e sposto parole e frasi qua e là.
Il rapporto con i tuoi personaggi?
Io sono i miei personaggi senza che questi siano in realtà autobiografici anzi… scrivo spesso storie noir e non sono per questo un’assassina. I miei personaggi sono spesso maschi. A volte mi dico che dovrei scrivere storie di donne ma penso che forse sarebbero inevitabilmente, questa volta si, troppo autobiografiche,
Se dovessi inserire in un tuo racconto o romanzo un personaggio di un tuo autore preferito, questo personaggio quale sarebbe?
Bella domanda ti rispondo Portnoy di Philip Roth per la sua carica iconoclastica ma ce ne sarebbero tanti.
Un po’ come il protagonista del romanzo La Storia Infinita, in quale libro ti sarebbe piaciuto entrare?
Mi sarebbe piaciuto entrare nell’Orlando Furioso o nella Gerusalemme Liberata, le storie cavalleresche mi intrigano molto… ho letto l’Orlando Furioso quando avevo 15 anni, ogni tanto lo riprendo in mano.
Hai dei modelli di scrittura, come per esempio libri o autori in particolare?
Non ho modelli in particolare ma è ovvio che sono stata influenzata dagli autori che amo, penso sia inevitabile. Sto cercando di elaborare un mio stile di scrittura, ma è difficile, a volte penso che sia già stato fatto tutto.
Hai pubblicato alcuni racconti su diverse antologie. Da dove viene la tua ispirazione? È qualcosa che viene dal tuo interno o dalle piccole cose di ogni giorno?
Io coltivo come tutti le mie personalissime ossessioni, i miei personaggi, i miei racconti vengono da lì però anche le cose di ogni giorno mi ispirano, è inevitabile.
Ogni tuo racconto appartiene ad un genere diverso. C’è un genere che preferisci in particolar modo o opti più per le contaminazioni?
Mi piacciono molto le contaminazioni ad esempio per il premio ‘Pensieri d’Inchiostro’ ho scritto un racconto di guerra che in realtà è una ghost story. Il racconto è piaciuto ed è stato pubblicato. Altre volte mi hanno chiesto storie noir e le ho scritte ma non mi definirei una scrittrice noir.
Riesci a conciliare tempo libero e scrittura, oppure essi coincidono?
Io ho parecchio tempo libero ma non lo impiego tutto per scrivere, amo molto stare con la gente, andare nei pub con gli amici etc.
Ultimamente stai scrivendo o hai in mente qualche storia?
Ho un progetto per un racconto lungo o un romanzo breve ambientato a Roma negli anni ‘30/’40. Anni fa ho letto ‘La storia’ di Elsa Morante e il racconto della Roma in tempo di guerra mi ha affascinato. Amo molto il quartiere San Lorenzo, è legato al ricordo del libro. Per questa storia mi sto documentando, ho telefonato all’Atac per conoscere i trasporti dell’epoca e ho parlato con molte persone più grandi. Ho anche un paio di racconti iniziati da mesi che non vanno avanti. Io sono così: inizio a scrivere una cosa e magari la finisco dopo mesi o dopo anni. Non ho fretta e poi non ho l’ispirazione facile. Alcuni racconti si sono scritti da soli per altri ci sono voluti mesi, magari per scrivere solo qualche rigo.
Quale preferisci fra tutti i tuoi scritti?
Bella domanda. In assoluto sono legata a certe poesie che ho scritto anni fa. Le ho pubblicate sul mio blog (www.antanz1967.splinder.com ).
Parlaci del tuo ultimo racconto pubblicato ( su carta o sul blog)?
Ho pubblicato un racconto noir in una raccolta collettiva – San Gennoir edizioni Kairos – Sono anche andata a Napoli per la presentazione. Il racconto parla dell’avventura notturna di un ragazzo che si trova coinvolto in un intrigo. Poi ci sono i racconti sul blog, l’ultimo risale a qualche mese fa. Mi sono ispirata ad un dialogo con il mio idraulico che è anche un amico. Il racconto si intitola ‘Acqua che scorre’.
Antonella, che dire, ti ringrazio molto per questa piacevole chiacchierata.
Un saluto e a presto!
sono quasi le otto e venti. Ho aggiornato il Diario Mentale di Jenkell e Roxane. Questa volta è Jenkell che parla.
Mi sono svegliato presto, questa mattina. Avevo l'intenzione di andare ad assistere ad un esame, ma visto il tempo che c'è e la distanza che c'è tra casa mia e l'università, ci ho rinunciato.
Attendo le 11:00 per fare una telefonata e poi, forse ritorno nel mondo dei sogni e degli incubi. Oppure, altra opzione, potrei continuare a studiare...
Questo pomeriggio pubblicherò l'intervista di antanz1967.
Le interviste sembrano procedere bene. Per il momento ne ho due da pubblicare.
Domani pomeriggio inserirò quella di Antonella, lunedì quella di Fabrizio Bandini.
Ho contattato altri, ma mi devono ancora rispondere e dirmi se sono disposti a compilare le interviste.
Per il resto... dopo due giorni di febbre leggera, oggi ho ripreso a studiare. Ho voglia di scrivere, ma non ho la testa per farlo. Per di più ho fame.