Dopo tre ore di studio mi concedo una pausa davanti al pc ed un po' di musica su mediaplayer.
Antonella sta pubblicando sul suo blog un questionario a cui io ho risposto; è stato divertente.
Oltre a questo non che altro dire, sarà che sono un stanco. In questi giorni mi sta stuzzicando l'idea di creare un blogo - si avete letto bene, un blogo... - che abbia a che fare con i miei scritti e i loro personaggi. Non rivelo nulla, per ora, dal momento che la cosa molto probabilmenet andrà in porto non so ancora quando. Ieri sera ed oggi, prima di inizare a studiare, ho trovato, con mia sorpresa, il tempo e la predisposizione mentale per scrivere. E ho scritto tanto...
Mah... a me sembra ancora di stare nel 2006. E' sempre così. Ricordo ancora, non è trascorso neanche un mese, l'ultimo dell'anno. 3, 2, 1... ed ecco che un nuovo anno è iniziato. Anno nuovo vita nuova...auguri... Quante ore con gli amici per poi ricominciare il giorno dopo la vita di sempre... Si sente spesso dire che il tempo è denaro, io direi che il tempo più che altro è Vita. Gli anni passano. Arriverà il giorno in cui ci accorgeremo di essere diventati vecchi. Dopo la morte, di noi, nelle generazioni future, non resterà nemmeno il ricordo; io stesso mi domando alcune volte chi fossero i miei antenati e che vita abbiano vissuto. E' un discorso un po' triste. La vita è breve, ed è proprio questo il bello. Se fossi immortale, rimanderei tutti i miei studi e i miei doveri a chissà quale data... tanto che mi importerebbe? essendo immortale... In una vita che è breve ci si pone degli scopi. Non mi importa se di me, in futuro, non rimarrà neanche il ricordo, almeno so di aver fatto qualcosa. Sono credente. Nella vita vera sicuramente manterremo la nostra personalità, ma avremo una mentalità del tutto sgombra di interessi materiali... Chissà come sarà? Molto probabilmente non m'importerà più della scrittura, del disegno, della musica che ascolto qui... Mah... Non riesco proprio ad immaginarmi...
Antonella mi ha contattato l'altro giorno per chiedermi se fossi disposto a rispondere ad una sua intervista che ha intenzione di pubblicarte sul suo blog. Mi è sembrata un'idea divertente ed ho accettato.
Stasera parlerò di Jenkell e Roxane, i due protagonisti del mio romanzo, I fanatici del rancore. Lo farò comunque senza svelare nulla della trama del racconto, intendo parlare di loro in quanto persone. Sono due personaggi a cui sono molto affezionato; nacquero così, in modo spontaneo dalla mia mente. Si somigliano molto, fisicamente, ma vi dirò, non so nemmeno io se siano gemelli; sì, è vero, provengono dalla mia fantasia, ma non per questo saprei dire tutto, di loro. Oltre ad essere i protagonisti, sono anche i personaggi più crudeli. Sono due ragazzi ambigui, cattivi e a loro modo dolci ed innocenti, spesso patetici. Ciò che li muove è un sentimento pseudoadolescenziale, un onore da difendere, un egoismo ed un sottile amore verso il proprio fratello per lei, un'infatuazione forse superficiale forse profonda di Jenkell nei confronti di un'altra persona. Ero adolescente, quando nacquero dalla mia penna, ed adolescenti lo erano (e sono tutt'ora) anche loro. Possiedono un fratello, John, ma lui appartiene ad un altro universo. Possiedono, Jenkell e Roxane, particolari facoltà; il primo è in grado di leggere nel pensiero, la seconda è una strega in grado di tramutare un'intera metropoli in un inferno...
Al centro, un patibolo mezzo sfondato. Su di esso gravava il peso di un'imponente colonna costituita da centinaia e centinaia di corpi pietrificati, nudi, intrecciati l'uno con l'altro per gli arti in modo assolutamente preciso, artistico, disumano, funzionale, perfetto quanto l'opera che tutti insieme componevano.
alcune volte mi chiedono perché io sostituisca mushroom con il mio vero cognome. Ma sopratutto perché "mushroom"? Il fatto dello pseudonimo non ha una ragione particolare oltre al fatto che mazzanti è un cognome assai diffuso; anzi, dal momento che rivelo sempre il mio vero nome, non saprei nemmeno se definirlo uno pseudonimo al 100%. Mushroom perché: è il fantasy oscuro il genere che più mi piace leggere e scrivere, ossia il gotico; il mushroom, ossia il fungo, è quello che reputo il simbolo personale di questo mio genere prediletto. I funghi non sono nè piante nè animali, ne esistono svariate specie, molte orribili, altre piuttosto belle da guardare, molte commestibili, altre velenose. I funghi non si piegano a compromessi, sanno il fatto loro , crescono dove vogliono, pure sulle persone, e spuntano spesso dopo lunghe giornate di pioggia, specialmente in autunno (a proposito: autunno? e che cos'è? esistono ancora le mezze stagioni? maledetto effetto serra, maledetti noi che inquiniamo la terra...)
sarò lieto di leggere le vostre opinioni sui funghi (in quanto esseri viventi e non roba da mangiare)
Questo pomeriggio vi presento la mia amica Antanz1967, ossia Antonella Anzalone, la stessa che mi consigliato di iscrivermi su splinder - anche lei, come molti altri, ha un proprio blog qui su splinder. Conobbi Antonella poco più 2 anni fa, era il dicembre del 2004, al corso di scrittura semestrale della Scuola Internazionale di Comix. Anche Antonella è una scrittrice. Ha pubblicato racconti su diverse antologie. Molto spesso, incontrandoci, ci scambiamo gli scritti per un giudizio. Antonella scrive molto bene e leggo sempre con piacere i suoi racconti. Siccome leggere sul computer mi da fastidio agli occhi, quando ricevo un racconto lo stampo, lo leggo e lo inserisco in una cartella etichettata racconti di amici.
ED IO CON LEI
Le tenebre, qui, sono nere. Nere come l’ossidiana.
Fra le pareti della cripta il mio respiro risuona come un rantolo, e si mescola con quello dei defunti.
Odo le giunture della bare scricchiolare, qualche volta.
L’argento della luna brilla fra le sbarre del piccolo cancello d’ingresso della cripta.
La chiave è affondata nell’oscurità. Non ho idea di dove si trovi. Ed io sono qua, accovacciato in un cantuccio ricoperto di licheni sanguinanti d’umidità.
Se chiudo gli occhi non cambia molto. L’oscurità c’è comunque. Ma quando lo faccio, due luci cremisi rilucono attraverso lo spiraglio di una bara che sembra aprirsi in un punto alto ed indefinito della cripta.
Poche ore fa, tendendo una mano nel buio, le mie dita avevano sfiorato i petali di un fiore ancestrale ed appassito, retto ancora da pochi atomi di vita.
Sono qui, nella tomba della mia famiglia. I miei cari mi stanno vicini – ma non dicono nulla –, uno sopra l’altro, in ambo le pareti, giacenti nei loro comodi letti.
Sento una goccia calda – caldissima – piombarmi sulla testa. Alzo lo sguardo. Avverto un movimento in cima alla cripta. Quattro zampe muoversi per un sol istante. Un sol istante di terrore e perdo i sensi.
Ed in quelle che credo siano state un paio d’ore di deliquio, l’unica percezione onirica è stata quella di due enormi ali che mi avvolgevano. Sentivo le piume nere – perché tutto è nero, nell’oscurità, come l’ossidiana – sfiorarmi i lati del viso in una eterea carezza.
Adesso che mi sono destato, non sono più le piume a
lambire la pelle del mio viso, ma una lingua pseudo-umana viscida e stillante.
Immagino, anzi, sono sicuro, che un morto si è risvegliato con me ed ora mi sta cullando. Cullando a modo suo.
Però penso anche che non mi sia svegliato del tutto. E quindi, senza alcuna inibizione, inizio a leccare la lingua ogniqualvolta che questa, completato il giro sulla mia faccia, ritorna sulle mie labbra bollenti di un’emozione intermedia fra la paura ed il desiderio. Tanto è solo un sogno, mi dico.
E questo sogno poi si dissolve improvvisamente.
Ho comunque ancora sui miei lineamenti la sensazione delle gocce di saliva.
Tuttavia, non appena mi porto le mani al viso, i miei polpastrelli non sentono che la pelle e null’altro. L’impressione di bagnato sul volto si stempera nel buio.
Dovrei avere paura, penserete. E invece no. Non provo niente di tutto questo.
Mi alzo in piedi usando come sostegno una bara. Salgo poi la piccola, rudimentale e stretta scalinata che conduce al minuscolo cancello d’ingresso, quasi infossato nel terreno.
Intendo guardare più da vicino la luna e le nuvole che la avvolgono.
Mancano pochi gradini quando alcune dita forti e sottili mi afferrano la caviglia. Mi strattonano ed io cado giù, da un lato della scalinata, la quale è priva di ringhiera.
Tonfo su un manto di corpi nudi. Tra questi c’è quello di una donna. Odo il suo respiro. È di fronte a me, inginocchiata.
Dieci mani prendono a spogliarmi. Non oppongo alcuna
resistenza.
Fino a pochi minuti fa era molto freddo, dentro la cripta.
Ma adesso c’è il suo corpo, che mi scalda e mi consuma lentamente. E gli altri si limitano a guardare nel buio, intorno a noi.
Non è una donna come tutte le altre. È qualcosa di più. Forse una dea. La dea dell’eterno sonno.
Ci troviamo nel sottoscala. Qui è più oscuro che mai.
Sono seduto su un manto di corpi vivi. Essi sono dappertutto. E lei su di me.
Mi sta dominando silenziosamente. Ogni tanto mi sussurra il suo nome all’orecchio, ed io non riesco mai a comprenderlo per quanto strano ed impronunciabile sia.
Le passo le mani sulla schiena, su e giù, con passione. Poi le prendo i seni e le strizzo dolcemente i capezzoli.
Questa volta si accosta al mio orecchio e mi sussurra il mio nome diluendo la voce in un gemito.
Incomincia allora a cavalcarmi con più foga. E la mia passione esplode subito, secernendo in lei tutta la mia libidine.
Lei mi stringe in un abbraccio così dirompente che sento quasi le nostre membra fondersi, inglobarsi.
Nessuna, nel corso della mia vita, mi ha amato sino a questo punto. Nessun essere umano ne sarebbe capace.
Ci abbandoniamo sul manto di corpi. Mani gibbose e dita artigliate accarezzano spasmodicamente la nostra pelle, graffiandola, talvolta.
Io sono stremato, mentre lei, dopo pochi minuti, riprende a dominarmi.
Da parte mia non sento più nulla. Ma mi piace percepire nelle tenebre la sua presenza su di me. E sapere che a farla impazzire sono solo io, e non anche tutte quelle mani che continuano a palpeggiarla.
Nella stanchezza successiva all’amplesso, mi addormento – forse questa volta realmente. Mentre chiudo gli occhi – il che, in un certo senso, non comporta alcun cambiamento – lei continua a godere della mia carne.
Quando mi risveglio, l’oscurità non è più quella della cripta, ma quella di una bara. Una bara abbastanza grande da contenere due persone.
Tastandomi attorno, percepisco due corpi. Il mio e quello di lei. Sta dormendo. Siamo ancora uniti. Ma questa volta è diverso. Io le sto sopra.
Il suo è un sonno misterioso, anormale. Non respira.
Mi avvedo con sorpresa che neanche io sto respirando.
Non capisco alcunché. Eppure non ho paura.
In qualche modo mi piace. È una cosa nuova. Che forse durerà per sempre.
Mi adagio su di lei, facendo aderire il mio corpo sul suo.
Al che provo sul mio petto la sgradevole percezione di un qualcosa di freddo e metallico. Mi scosto appena, le passo la mia mano nell’incavo fra i seni. Lì, appesa ad una catenina, c’è una chiave. La chiave del cancello della cripta.
In quel momento lei inizia a respirare. Si è destata.
Mi scompiglia i capelli in un moto affettuoso e mi bacia il viso.
La sento sorridere. Se non sogghignare dolcemente.
Mi adagio di nuovo su di lei, che nel frattempo mi passa le mani lungo i fianchi, come per accarezzarmi interamente.
Tiro un sospiro.
Lei sogghigna ancora. Mi schiocca poi un bacio.
E precipita nel sonno. Di nuovo. Ed io con lei.
Ho appena visitato il sito della casa editrice Midgard, la stessa con la quale pubblicai, più o meno sei mesi fa, un romanzo breve. Lì è presente il link del mio blog e del mio sito (fermo da mesi poiché non me la cavo un granché con l'HTML, penso infatto di cancellarlo). Lancio un saluto a Fabrizio Bandini, l'editore. Sono stato il 13 gennaio a Perugia per presentare il romanzo, ed è stata la seconda volta. La prima presentazione ebbe luogo, sempre a Perugia, il 23 settembre dello scorso anno. Il romanzo si intitola I FANATICI DEL RANCORE lo scrissi due o tre anni fa, sostanzialmente è un gotico. Spesso, quando lo riguardo, non mi piace molto, a detta di amici che mi leggono, però, mi sembra di capire che non sia poi così male. Spero sia così. Del resto, di tutto quel che scrivo, finisco sempre, dopo aver terminato, con lo storcere il naso e pensare che avrei potuto aggiungere qualcosa, in quel punto, snellire lì, rendere in corsivo quella parola... Sono molto severo con me stesso.
Riporto in questo post il sito della Midgard, è molto carino e pieno di link interessanti. www.midgard.it
Ricomincia con questo lunedì una nuova settimana. Ho trascorso questo sabato e questa domenica a scrivere e a leggere, oggi riprenderò come di consueto a studiare. In questi giorni sono in attesa di una e-mail che mi comunichi la data di pubblicazione di una rivista sulla quale sarà presente un mio racconto.