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sabato, 07 novembre 2009

Io intervisto scrittori, editori e artisti. Quest'ultima parola, forse, è la più vaga, ma io preferirei dire poliedrica, straordinaria, speciale. L'intervista di oggi è rivolta ad un giovanissimo regista. Sì, un regista. Lorenzo Sepalone, giovanissimo ma con un grande talento da vendere, due cortometraggi all'attivo e prestigiosi riconoscimenti nel proprio bagaglio artistico.


 

1-Iniziamo con le presentazioni: chi è Lorenzo Sepalone?

Questa è una domanda a cui è molto arduo rispondere in modo sintetico. Però ci provo. Sono un giovane regista, sceneggiatore ed attore di quasi vent’anni che da diverso tempo cerca di emozionarsi ed emozionare raccontando storie e descrivendo umori, amori, situazioni e sensazioni.

Ho iniziato la mia carriera artistica a 14 anni facendo cabaret, poi a 16 anni ho scritto, diretto ed interpretato il mio primo cortometraggio autoprodotto ricevendo un premio nazionale e da quel momento non mi sono più fermato.

Vorrei andare avanti con la mia descrizione ma sarei, come al solito, troppo loquace quindi credo sia meglio passare alla prossima domanda.

 

2-Com'è nata la tua passione per il Cinema?

La mia passione per l’arte, in particolare per il cinema, nasce da bambino. Ho iniziato subito ad amare i film della commedia italiana in quanto possiedono una straordinaria capacità di far ridere e far riflettere allo stesso tempo. Poi, durante i primi anni di liceo, mi sono innamorato del cinema d’autore di grandi maestri come Fellini, Truffaut, Wenders ecc.

 

3-Cos'è, per te, il Cinema?

Il cinema è, per me, il modo migliore per descrivere e raccontare le emozioni. Il grande schermo riesce a contenere tutte le arti. In ogni film troviamo il teatro, la musica, la letteratura, la pittura, la danza. Io amo il cinema perché amo l’arte.

 

4-Lorenzo Sepalone, giovane cineasta e fondatore del Movimento Arteluna. Parliamone.

Ho fondato l’associazione culturale “ Movimento ArteLuna” con lo scopo di promuovere la diffusione della cultura cinematografica, teatrale e delle altre arti
Il Movimento ArteLuna ha l’obiettivo di valorizzare, in particolare, gli artisti indipendenti, alternativi, liberi da alcuni canoni imposti dal sistema artistico commerciale.

 

5-Così giovane, hai ottenuto numerosi riconoscimenti con il tuo corto "Allegro ma non troppo". Com'è nato questo film?

In realtà ho ricevuto il mio primo premio cinematografico a 16 anni con un corto autoprodotto. Poi, subito dopo aver conseguito il diploma di maturità scientifica, ho diretto, scritto ed interpretato “Allegro ma non troppo”. Con questa pellicola ho partecipato a diversi festival ed ho vinto un premio a Milano. Il corto tratta in modo tragicomico il tema dell’abbandono e descrive soprattutto la condizione interiore di un ragazzo che soffre per essere stato lasciato dalla fidanzata. Decisi di scrivere questo film perché sono sempre stato affascinato dalle ossessioni dell'interiorità umana ed ho realizzato "Allegro ma non troppo" trattando un tema tragico con molta ironia evitando ogni forma di buonismo.

 

6-Solitamente, dove prendi le idee per i tuoi progetti, e come organizzi la produzione dei tuoi film?

Come ho già detto, le idee derivano quasi sempre da situazioni che ho vissuto direttamente ed indirettamente. Per quanto riguarda la produzione, essendo un regista indipendente riesco a gestire la lavorazione nella massima libertà. Dopo aver scritto il soggetto e la sceneggiatura, provino e seleziono gli attori, riunisco il cast tecnico, scelgo le location e poi cerco di lavorare assiduamente con i membri del cast, appunto. La fase di pre-produzione per me è importantissima infatti attendo molto tempo prima di realizzare un nuovo progetto. Poi, ovviamente, ci sono le riprese e la post-produzione ovvero montaggio, distribuzione ecc.

 

 

7-Il tuo essere così giovane ti ha mai messo di fronte a difficoltà e/o pregiudizi?

Sicuramente essere così giovane mi ha portato ad avere tanti consensi. È davvero soddisfacente per un ventenne essere apprezzato da artisti affermati e ricevere richieste di collaborazione da parte di attori e tecnici professionisti, ed è bello, come in questo caso, essere intervistato e poter raccontare la propria esperienza. D'altra parte, però, c'è sempre qualcuno che pensa tu possa essere valutato positivamente soltanto per l’età. Ma il problema più rilevante è che i produttori che investono nei giovani sono davvero pochi.

Inoltre a Foggia, nella mia città, non ci sono case di produzione quindi fare cinema prima dei vent’anni, e in una realtà che non è sede dell’industria cinematografica, è davvero una follia. Però è una follia che faccio con amore già da qualche anno.

 

8-Cosa ne pensi dell'attuale panorama cinematografico Italiano?

In Italia non mancano né le idee nè i talenti. Manca il coraggio. Molti produttori non hanno il coraggio di rischiare, preferiscono finanziare film di bassa qualità artistica che portano enormi incassi anziché produrre opere nuove, d’autore, originali, purtroppo seguite soltanto da una cerchia ristretta di pubblico. Nel nostro paese ci sono ottimi cineasti ma soltanto una minoranza di questi riesce a lavorare con produttori intelligenti senza compromessi e limiti.

 

9-Un regista del passato stimi?

Sono troppi i registi del passato che ammiro: Fellini, Truffaut, Risi, Kubrick, Antonioni e tanti tanti altri.

 

10-Uno del presente?

Tra i registi che continuano a fare cinema ammiro molto Wenders, Almodovar, Tarantino, Tornatore, Salvatores e tanti altri.

 

11-Antonioni o Fellini?

Antonioni e Fellini sono due dei miei registi preferiti quindi è davvero difficile risponderti. Però Fellini resta l’artista che mi ha fatto innamorare follemente del cinema.

 

12- A cosa stai lavorando, ultimamente?

Sto preparando il mio nuovo cortometraggio intitolato “L’altra parte”. La pellicola racconterà la storia di un giovane scrittore che cerca di pubblicare il suo romanzo in un sistema artistico basato soltanto sul commercio. È un lavoro molto importante in quanto tratterà temi come l’anticonformismo e la libertà dell’arte.

Sto coinvolgendo artisti davvero validi da diverse parti d’Italia. Speriamo bene!

Poi ho altri progetti, e non solo cinematografici, ma credo sia prematuro parlarne ora.

 

 

Domanda Flipper: se il mondo fosse d'un sol colore, questo colore quale vorresti che sia?

Il mondo di un solo colore sarebbe monotono e poco originale. Ogni essere umano cerca di scegliere i propri colori anche se la vita presenta sfumature inaspettate. I colori del mondo dovrebbero coesistere pacificamente.
 


 

postato da: mMushroom alle ore 11:20 | Link | commenti (1)
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domenica, 01 novembre 2009
LocandinaMaris, Kendeas e NinaAsia
postato da: mMushroom alle ore 22:14 | Link | commenti (1)
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lunedì, 26 ottobre 2009

Iniziamo questa nuova settimana con Stefania Lusetti, autrice di due romanzi.

1- Dunque, cominciamo con le presentazioni: Chi è Stefania Lusetti?
Amo definirmi madre e moglie in eterno e precario equilibrio fra famiglia, lavoro e passioni.
Sono nata nel 1967 a Busto Arsizio, dove ho vissuto fino a sedici anni, per poi trasferirmi con la famiglia a Buscate, un paesino nell'hinterland milanese dove vivo tuttora con mio marito Vincenzo e mio figlio Riccardo di tre anni.

2- Cos'è per te la scrittura?
Principalmente sfogo. Necessità di liberare emozioni, delusioni, rabbie ma anche sensazioni piacevoli, quali appagamento e serenità. Spesso è fatica, più raramente soddisfazione.
Il primo raccontino lo scrissi a 12 anni. Una mia amica d’ infanzia mi aveva raccontato dettagliatamente un film di Dario Argento che aveva visto al cinema.
Suggestionata dalla sua narrazione, una domenica mattina cominciai a scrivere un racconto su una cantina di una casa newyorkese che faceva scomparire le persone.
Questo è il mio primo ricordo di tentativo letterario. Il racconto lo terminai ma andò perduto in occasione di qualche trasloco della vita.
Ripresi a scrivere in età matura. Un'altra mia cara amica, anche lei appassionata di lettura e scrittura, era riuscita a pubblicare un romanzo molto bello per una casa editrice di Milano, ormai chiusa da anni. Mi convinse che anche le mie storie potevano interessare e così tornai a scrivere più assiduamente, per lo più racconti.

3- Con il racconto "Villa Fiorita", sei stata vincitrice di un concorso letterario. Parliamo di questa esperienza.
La solita amica di sempre mi segnalò un concorso letterario promosso da una casa di brioche.
Il titolo del premio era “una storia autobiografica di una colazione”. Fu così che nacque “Villa Fiorita”.
Non avendo prestato attenzione al titolo del concorso, il racconto fu subito scartato: il protagonista di “Villa Fiorita” è un uomo, quindi non poteva essere considerata un’autobiografia.
Il racconto rimase nel cassetto per qualche anno, fino a quando non lo portai in Biblioteca a Buscate per il Concorso San Mauro nel 2003 e vinsi il primo premio.
E' stato l'esito di quel concorso ad avermi dato lo stimolo per terminare il romanzo “La settima invitata”, fermo da troppi anni

4- Concorsi e internet. Due mezzi oggi quanto mai efficaci per farsi conoscere, ma fino a che punto, secondo te?
Senza dubbio i concorsi vinti fanno una buona impressione su un curriculum letterario ma non penso siano fondamentali.
Quindici anni fa, senza internet, era difficile rintracciare nomi e indirizzi delle case editrici ed era quasi impossibile reperire informazioni su eventuali concorsi letterari
Oggi la rete sicuramente ci aiuta in tal senso.
Anche a livello di visibilità internet ci assiste, senza, però, fare grossi miracoli.
Penso comunque sia un mezzo indispensabile per la piccola editoria indipendente e utile a tutti i lettori per scoprire nuovi autori e storie, talvolta, molto originali.


5- Com'è nato il tuo primo romanzo, "La settima invitata"?
Prima di tutto dalla passione per i film corali, stile Robert Altman, in cui diversi personaggi raccontandosi in uno spazio temporale piuttosto limitato, riescono a far emergere la complessità della loro personalità e poi dalla volontà di scrivere un romanzo sulla non-amicizia, o meglio, la trasformazione di un'amicizia che sembrava eterna e indelebile.
Per ultimo volevo omaggiare la bellezza della Regione Umbria: una terra che ho scoperto nel 98 durante un breve viaggio di piacere.


 
6- "Il viaggio", ultimo tuo romanzo, di prossima uscita. Mi verrebbe quasi da pensare che, sotto sotto, sia anche un titolo metaforico, che possa quasi rappresentare un percorso evolutivo per la tua scrittura ed esperienza editoriale. Mi sbaglio, oppure no?
Non ti sbagli. Penso ci sia stata una certa evoluzione nel mio modo di scrivere negli ultimi tempi. Dopo tutto "La settima invitata" è un romanzo scritto parecchi anni fa, dopo aver raccolto alcune delusioni e in un periodo in cui la vita mi appariva indefinita e incompleta.
"Il viaggio", al contrario, è nato in un momento positivo, sereno e tranquillo della mia esistenza.

7- Presentiamo ai lettori questo tuo ultimo libro :)
Mi sono ispirata ad un mio viaggio di qualche anno fa alle Isole Fær Øer.
Anche in questo romanzo parlo di un difficile rapporto di amicizia fra due donne anziane, costrette a invecchiare prematuramente in una casa di riposo.
Come ne "La settima invitata" c'è un piccolo grande mistero che ha condizionato la vita di una delle due donne.

8- Qual è il tuo rapporto con i personaggi dei tuoi scritti?
Si sviluppa uno strano rapporto di amicizia che si esaurisce nel momento in cui scrivo la parola fine. Non li amo e non li odio ma mi piacciono, nei loro difetti e nei loro pregi.

9- C'è un personaggio, di entrambi i tuoi libri, a cui sei rimasta particolarmente affezionata? Se sì, perché?
Sicuramente. In "La settima invitata" c'è Fabrizio, l'amico della protagonista Roberta. Fra tutti è quello più sincero, aperto e leale.
In "Il viaggio" sicuramente Mrs. Janet Boyle, l'amica di viaggio della protagonista Lena.
E' una donna straordinaria, una bizzarra compagna di viaggio, affabile, invadente, gentilmente prepotente, egocentrica e al tempo stesso affascinante, un fascino d’altri tempi, quasi antico.

10- Cosa c'è - se c'è! - di Stefania Lusetti nei suoi romanzi?
Tutto e niente. In ognuno dei miei personaggi c’è sicuramente una parte di me: le stesse paure, insicurezze, tristezze. Ma c’è anche la positività e la voglia di riscatto che emerge in entrambi i romanzi.

11- Progetti in campo?
Riprendere a scrivere un terzo romanzo fermo a pag. 48 da qualche mese e continuare ad aggiornare il mio blog http://stefanialusetti.blogspot.com con racconti, foto di viaggi, impressioni, recensioni e, talvolta, sfoghi personali.
E’ una finestra divertente e stimolante.

Domanda flipper.
Scegli fra questi due colori: Celeste o verde?
Il colore della speranza: verde.

====================================
Vi invito a leggere il mio blog e il mio sito internet
http://stefanialusetti.blogspot.com/
http://it.geocities.com/stefylus/
 

postato da: mMushroom alle ore 09:03 | Link | commenti
categoria:intervista a stefania lusetti
lunedì, 19 ottobre 2009

Iniziamo questa settimana con una nuova intervista! In realtà, quella di oggi l'avrei voluto pubblicare sabato, ma ho avuto problemi con la connessione e quindi ho dovuto posticipare!
A parlare è Francesca Angelinelli, autrice con all'attivo ben quattro libri.

 

1- Dunque, iniziamo con le presentazioni: chi è Francesca Angelinelli?
Una ragazza normale. Lavoro, precaria, come molti giovani oggi. Coltivo i miei svariati interessi, che vanno dalla narrativa fantasy al cinema orientale, al mondo dei manga e degli anime fino all’archeologia e la storia antica. E cerco di portare avanti i miei progetti di scrittura sperando di poter fare sempre di più e sempre meglio per le persone che mi leggono.

2- Francesca Angelinelli, autrice di genere Fantasy con i tre romanzi all'attivo e uno di prossima uscita, questo mese, per i tipi della casa editrice Linee Infinite: Werewolf. Ebbene, prima di iniziare a parlare dei tuoi lavori, vorrei chiederti cos'è per te la scrittura e quando hai iniziato a scrivere?
Io ho iniziato a scrivere da bambina. Ho un ricordo molto preciso di un’estate a Pietra Ligure, andavo ancora alle elementari (quarta o quinta, forse), e di un quaderno su cui scrivevo una storia, una favola, nei momenti tranquilli prima di scendere in spiaggia. Da allora per me la scrittura ha sempre rappresentato due cose molto importanti: la possibilità di comunicare e quella di giocare con la fantasia. Non per niente ho scelto di scrivere narrativa fantastica.

3- Procediamo in ordine cronologico. Chariza, il tuo primo romanzo, edito per i tipi di Runde Taarn Edizioni, esce due anni fa, suddiviso, per ragioni editoriali, in due tomi: Chariza- Il soffio del vento e Chariza - Il drago bianco.
E' un romanzo ambientato in un mondo che ricorda la Cina e dunque ti domando cosa ti ha ispirato per creare questo universo, e sopratutto se, dietro la sua elaborazione, c'è una documentazione.
Chariza è nata una sera d’agosto del 2004 e da allora non ho mai smesso di documentarmi per dare sempre maggior forza all’ambientazione orientale che ho creato attorno al suo personaggio (lo Si-hai-pai) e che poi si è rivelata fertile per altre storie, altri personaggi, altre situazioni. Per cui dietro questo mondo che ricorda la Cina antica, il Giappone Medievale , la Corea, ma in realtà prende spunto da diversi aspetti delle culture estremo orientali, c’è un grande lavoro di preparazione e ricerca. Sorretto da una fortissima passione per l’oriente in generale, innanzitutto, ma anche per alcune espressioni artistiche di quel mondo. Ad esempio, una delle mie bizzarre passioni è il cinema (e in realtà anche la narrativa) wuxia, ovvero le storie di cavalieri erranti (La Tigre e il Dragone, La Foresta dei Pugnali Volanti, ecc). Ed è innegabile che questo interessa abbia influito su alcuni aspetti della creazione dello Si-hai-pai e di Chariza. Così anche il mio interesse per la narrativa classica giapponese, Genji Monogatari su tutti, ma anche altri testi posteriori come Musashi, di Eiji Yoshikawa che racconta la biografia romanzata di un personaggio storico che mi attira moltissimo e che è, appunto, Miyamoto Musashi. Anche il mondo dell’animazione giapponese ha sicuramente influito e influenzato i miei fantasy orientali. In realtà anche la pittura Ukiyoe e la poesia Haiku possono essere considerate fonti di ispirazione per questo mondo. È la curiosità per culture così diverse, che mi affascinano, che mi ha spinta a desiderare di approfondirle e di scrivere fantasy orientale.
   


4- Segue il tuo secondo/terzo romanzo: Valaeria. Stavolta ci troviamo in un mondo che ricorda la Roma imperiale, e ciò dimostra anche una certa poliedricità, da parte tua. Ti domando allora cosa differenzia, sostanzialmente questi due romanzi, Chariza e Valaeria, in termini di stile ed evoluzione dello stesso, approccio con gli ambienti, relazione con i personaggi e struttura della trama (infatti, Chariza è un romanzo corposo, Valaeria un romanzo breve).
Bisogna dire che Valaeria è stato scritto prima di Chariza, è il mio primo vero romanzo e segna il mio personale passaggio dalla dimensione del racconto (di cui mantiene alcune caratteristiche) e quella del romanzo. È, perciò, un testo molto semplice e più ingenuo, meno maturo, sotto certi punti di vista, tra cui lo stile e la caratterizzazione dei personaggi. Si potrebbe dire che è un racconto lungo, più che un romanzo breve.
È una storia differente da Chariza anche per struttura. Racconta infatti tre storie parallele, che vedono per protagonisti tre fratelli, che alla fine si congiungono nel finale per fare completezza alla storia d’insieme. E, come dicevi, presenta anche un’ambientazione diversa, sotto certi aspetti più classica, sicuramente più vicina, culturalmente, a noi e ispirata alla Roma del Tardo Impero. Nata sotto l’ispirazione dei miei studi archeologici.


5- Ed ora parliamo di Werewolf. Ultima tua pubblicazione, di vicinissima uscita.
Werewolf è l’ultimissimo libro che ho scritto. Per la prima volta un mio romanzo non deve attendere anni prima di incontrare il pubblico, per cui sono molto curiosa di scoprire cosa ne penseranno i lettori, sia perché è diverso come stile (spero di essere negli anni migliorata) sia perché questa volta non si tratterà di un fantasy eroico, ma di un paranormal romance.


6- Molto belle, dei tuoi romanzi, sono le copertine. Le scegli tu, solitamente, oppure ti affidi agli artisti delle case editrici?
Molto belle le copertine di Valaeria e di Werewolf, opera dell’illustratrice fantasy Francesca Resta.
Un incontro fortunato, dato che in seguito siamo diventate anche amiche.
Ammiro Francesca per la sua capacità di tradurre in immagini quello che ho in testa anche senza che io le debba dare troppe spiegazioni. La copertina di Valaeria, ad esempio, non è stata fatta apposta per il testo, era un lavoro già pronto che è stato adottato dalla casa editrice, ma che riassume in sé molti aspetti del personaggio e del testo.
Per quando riguarda Werewolf invece, si può quasi dire che io abbia scritto il testo per quella copertina, dato che ero rimasta affascinata dall’illustrazione di Francesca e ho sentito subito il desiderio di scrivere una storia che parlasse di licantropi.
Ma da queste esperienze sono nate altre illustrazioni, come quelle per il booktrailer di Werewolf che Francesca ha creato appositamente per me, dando, davvero, forma alle immagini che avevo in mente.

7- Il fantasy è un genere molto sottovalutato, e nonostante continui a fiorire, tra alti e bassi, pare rimanere un tipo di letteratura prettamente di nicchia. Cosa ne pensi?
Che il fantasy E’ un genere di nicchia, anche se oggi la nicchia è abbastanza ampia e proposta al grande pubblico grazie ai successi di titoli stranieri come Harry Potter o Twilight. Del resto è di nicchia, come tutta la narrativa “di genere”, qualunque esso sia.
Questo non significa che non sia letteratura, che tramite il fantasy, per quanto spesso genere di fuga, non si possano anche trattare argomenti importanti. Il fantasy ha, molto più che altri generi, la possibilità di sfruttare metafore e allegorie, di riprendere quella tradizione che è stata dell’epica e reinventarla, di parlarci di qualcosa di lontanissimo, ma in realtà guidarci su riflessioni che ci toccano molto da vicino. L’indagine dell’animo umano è un aspetto molto sottovalutato del fantasy.
Purtroppo tutto questo è anche molto penalizzato dal fatto che spesso il fantasy venga considerato, a torto, un genere solo per ragazzi, quando non è affatto così.

8- Mi piacerebbe chiederti, ora, quale dei tuoi romanzi sinora editi ti stia dando maggiori soddisfazioni, e quale è stata la reazione dei lettori di fronte al fantasy orientale che hai saputo creare con Chariza.
Chariza è sempre una soddisfazione. Ancora adesso, dopo quasi quattro anni, quando ricevo dei commenti mi sorprendo nel vedere come molti lettori superino il gap culturale e apprezzino non solo l’ambientazione, ma anche i personaggi, lo stile e la cura in tutti gli aspetti della creazione del testo. Non è una cosa scontata e ogni volta per me è una sorpresa, perché quando ho scritto Chariza e ho ideato lo Si-hai-pai sapevo benissimo di andare a scrivere qualcosa di “difficile”.
Spiego: molti fantasy oggi si rifanno alle culture anglosassoni e germaniche, l’immaginario prevalente è in debito con Il Signore degli Anelli. Quel tipo di fantasy è noto ai lettori e chi lo affronta ne conosce le regole e lo sente vicino a sé. Io mi rendo perfettamente conto che, invece, con il fantasy orientale propongo qualcosa di diverso, ma anche di più distante, per cui il rischio di non arrivare al lettore che arriva ad affrontare la letture c’è ed è reale.
Invece, devo dire, fino adesso nel mio piccolo, posso dire che quando il testo è riuscito ad arrivare ai lettori mi ha dato soddisfazione. Non si può piacere a tutti, ma tanti lettori sono stati contenti di aver affrontato la lettura dei Chariza (e per questo li ringrazio). La comunicazione ha spesso funzionato e il merito va dato anche ai lettori che hanno contribuito affinché questo accadesse.

9- Progetti in campo e/o anticipazioni esclusive per il Mushroom's Blog?
Assolutamente sì!
A proposito di fantasy orientale… nel febbraio 2010 lo Si-hai-pai tornerà nelle librerie con una nuova avventura, nuovi personaggi, nuove situazioni. Uscirà per Casini Editore il romanzo Kizu no Kuma, una storia diversa da Chariza sotto molti punti di vista, che spero possa farvi scoprire un altro pezzetto di questo mondo che ho creato.
Per continuare a seguirmi vi lascio un paio di indirizzi online:
il mio blog http://charizaworld.splinder.com/
la mia fan page su facebook http://www.facebook.com/pages/Francesca-Angelinelli/93681945246

postato da: mMushroom alle ore 09:47 | Link | commenti (2)
categoria:intervista a francesc angelinell
martedì, 06 ottobre 2009

L'Autrice di oggi è Aislinn, promettente scrittrice con all'attivo due romanzi fantasy editi per i tipi della casa editrice Edigiò.

- Dunque, iniziamo con le presentazioni: chi è Aislinn?

Sono una ragazza di ventisette anni, che ama più di ogni altra cosa sognare, e trasportare questi sogni in scrittura. Lo stesso nome che ho scelto, Aislinn, significa proprio "sogno, visione".

- Aislinn, autrice dei primi due tomi del primo volume della saga "Il Portatore di Tenebra", edito per i tipi di Edigiò Editore. Presentiamo questa tua opera ai lettori del blog.

"Il Portatore di Tenebra"è la mia prima esperienza letteraria, una trilogia fantasy classica che ho iniziato circa dieci anni fa. Il primo volume, "La Guerra della Falce", sta uscendo per Edigiò diviso a sua volta in tre episodi, di cui finora sono usciti il primo, "La luce dal cielo", nel maggio 2008, e il secondo, "Le nubi si addensano", nel marzo 2009. Tutto comincia quando una luce rischiara il cielo di una notte invernale, e un dono oscuro da parte di un demone giunge nelle mani del futuro Portatore di Tenebra...

- Come sono nati il mondo di Asàyra e i suoi personaggi e quali documentazioni e studi si celano dietro la composizione di questa saga fantasy?

Direi che Asàyra, così come lo scoprirete leggendo i libri, è cresciuto spontaneamente, poco per volta, nel corso dei numerosi anni in cui mi sono dedicata non solo alla stesura della storia in sè, ma anche alla definizione dell'ambientazione. Volevo creare un mondo che fosse il più possibile complesso e verosimile, in modo che il lettore avesse l'impressione di viaggiare in una terra reale, dove ogni pietra e ogni zolla d'erba testimoniasse un passato concreto. Mi è stato detto che, soprattutto nel secondo volume, c'è non solo la vicenda in sè, ma anche quasi una "guida turistica" del mio mondo, e io credo che in un certo senso sia vero: se riesco a trasportarvi il lettore, permettendogli di viaggiare davvero insieme ai personaggi, è una grossa soddisfazione. Quello che ho poi cercato di fare è stato introdurre nella saga degli elementi personali, pur partendo dalla fantasy tolkieniana, che rendessero davvero mio il tipo di ambientazione, i personaggi, i temi.

Posso aggiungere, in ogni caso, che tutto nasce dalla mia passione per il folklore, la mitologia, le leggende, la storia; anche se Asàyra non è ovviamente il nostro mondo, e quindi i suoi costumi e la sua società non sono quelli del nostro Medioevo.

- Ma cosa è per te, Aislinn, il Fantasy? E cosa ne pensi delle possibilità che questo genere offre rispetto agli altri?

Penso a un concetto che ho sempre amato molto, di Lucrezio, l'autore del De rerum Natura: più o meno, egli dice che la poesia è come il miele sul bordo di una coppa che contiene una medicina amara (nel suo caso, la filosofia). È un'immagine che mi piace molto, perchè secondo me anche il fantastico può svolgere la stessa funzione: è come una patina affascinante, che può tuttavia nascondere intenzioni e temi molto seri. Non credo che il fantastico sia letteratura d'evasione e basta; e in ogni caso, come diceva Tolkien, "l'evasione del prigioniero" è ben diversa dalla "fuga del disertore". Un autore di questo genere – e uso la parola "fantastico" perchè è più ampia del solo "fantasy" - ha la possibilità di far sognare i suoi lettori attraverso gli elementi magici e mirabolanti – ma secondo me è sempre necessario che, in realtà, parli di esperienze, sentimenti, sfide reali. Per me la chiave di un libro non sono tanto le "avventure", quando i personaggi, con i loro sentimenti, dubbi, paure, difetti, pregi, sbagli: nonostante vivano in un mondo "altro", anche i personaggi di un libro fantastico possono raccontarci qualcosa di noi.

- Nel corso della presentazione che si è tenuta a Roma lo scorso 11 Luglio, hai parlato del fenomeno dei baby-fantasy, ossia del crescente numero di giovanissimi scrittori fantasy che in questi ultimissimi anni, sempre più abbondantemente, si stanno affacciando al mondo dell’editoria.

È un fenomeno senza dubbio da tenere in considerazione, perchè a mio parere è positivo che ci siano numerosi giovani appassionati di lettura e scrittura, e con la costanza di portare avanti un progetto letterario serio come un romanzo. Spero solo che non si verifichi un eccessivo sfruttamento delle speranze di questi ragazzi, che rischiano di essere lanciati sul mercato ancora immaturi. A mio parere devono essere seguiti e accompagnati in una crescita artistica. Io stesso ho iniziato a scrivere molto giovane, ma prima di pensare a propormi per la pubblicazione ho lavorato a lungo su revisioni e correzioni. E ancora tento di migliorarmi e sperimentare sempre, non sono mai soddisfatta!

- Parliamo della tua esperienza editoriale.

Come tutti gli autori ho provato, ho ricevuto consigli, rifiuti, pareri, ma alla fine sono soddisfatta di aver trovato una casa editrice come Edigiò che, anche se piccola, non mi ha mai chiesto alcun tipo di contributo e si è sempre dimostrata disponibile quando c'è stato bisogno di discutere dettagli, organizzare presentazioni e così via. Quel che è certo, è che non bisogna arrendersi di fronte alle difficoltà, ma cercare sempre di capire cosa può rendere il nostro testo migliore per proporlo poi alle case editrici più adeguate.

- Qual è il tuo luogo ideale per scrivere?

Il mio tavolo, ingombro di appunti, pieno di statuine di fate e folletti, che colleziono, con la cartina di Asàyra appesa vicino ad alcune immagini della Scozia, il posto più bello che abbia mai visitato (almeno tra quelli reali!) Quando accendo il portatile e infilo le cuffie, facendo partire la "colonna sonora" che di volta in volta mi aiuta a concentrarmi, il resto del mondo smette di esistere e posso immergermi completamente nella scrittura.

- Quali consigli daresti ad un autore che desidererebbe vedere pubblicata la sua opera?

Tanta pazienza e costanza! Avere sempre l'umiltà di sottoporre il proprio testo a lettori obiettivi, riflettere sulle critiche e domandarsi come fare per migliorare: non c'è nulla di più utile per un autore di un commento negativo, ma chiaro e motivato, e io ringrazio davvero tutti i lettori che mi hanno comunicato le loro impressioni, che si trattasse di complimenti o critiche. Ovviamente, però, non bisogna farsi abbattere: il confronto con i lettori e gli addetti ai lavori dev'essere uno stimolo a crescere e impegnarsi. Poi, un altro consiglio è, ovviamente, non stancarsi mai di correggere, rivedere, revisionare; e leggere tantissimo, narrativa di tutti i generi, indipendentemente da quello che si vuole scrivere, ma anche manuali di scrittura creativa: possono fornire indicazioni e consigli utilissimi, e aiutare a rendersi conto delle proprie pecche. Insomma, secondo me occorre unire alla passione la costanza, all'entusiasmo l'abnegazione, all'ispirazione l'esercizio.

- Si sente spesso dire che in Italia si legga poco, ma che si scriva tanto... non ti pare un po' paradossale?

Personalmente non riesco a concepire una simile situazione. Per me, l'amore per la scrittura è nato da quello per la lettura, e non potrei prescindere da nessuna delle due. Senza contare che credo sia semplicemente impossibile divenire dei buoni scrittori, se non si è anche dei grandi lettori! Ed è bene leggere di tutto, non solo opere attinenti al genere in cui ci si vuole impegnare come scrittori.

- Tu, Aislinn, come molti altri scrittori esordienti, sei un' Anobiana! Anobii non è un altro pianeta... o quasi... piuttosto un universo telematico dove molti autori hanno la possibilità di farsi conoscere, specie attraverso le catene di lettura. Parliamo un po' di questa tua esperienza sul web, ma anche di quello che tu pensi delle molteplici possibilità che Anobii e la rete danno agli scrittori emergenti.
Ovviamente, è un discorso, questo, che si estende anche a tutti gli altri canali offerti dal web.

Per quanto mi riguarda, e credo anche per tutti gli autori che esordiscono nella piccola e media editoria, Internet è un mezzo fondantementale – spesso, anzi, l'unico – per far conoscere i propri libri, attraverso blog e social network. Inoltre, permette di leggere i commenti dei lettori e avere dunque un confronto, che, come ti dicevo prima, secondo me è fondamentale. Anobii, in particolare, sembra un vero paradiso per chiunque ami i libri! Attraverso questo sito ho conosciuto delle persone straordinarie.

- Progetti in campo?

Molti, moltissimi! Oltre alla revisione della saga del Portatore di Tenebra per le prossime pubblicazioni, mi sto impegnando nella stesura di alcuni romanzi che sperimentano ambientazioni nuove, e anche nell'urban. Inoltre, sono tra gli autori che partecipano al progetto del Grande Romanzo Aperto della Scrittura Industriale Collettiva, per la stesura a più mani di un romanzo storico ambientato durante gli anni dell'occupazione tedesca in Italia: un lavoro cui tengo molto, perchè esula dal genere fantastico e mi permette di affrontare una sfida diversa e stimolante.

Tutte le novità, comunque, le troverete sul mio blog http://aislinn.ilcannocchiale.it/ o sulla pagina aperta di Facebook http://www.facebook.com/pages/Aislinn/29886177225

Un saluto a tutti, e grazie a Marco per aver voluto realizzare questa intervista!

          

 

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lunedì, 28 settembre 2009

Iniziamo questa nuova settimana con l'intervista di Vespina Fortuna, autrice, per i tipi della casa editrice L'Oleandro Arga, de "Il Principe di Udjania".

Il principe di Udjania

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1-      Dunque, cominciamo con le presentazioni: chi è Vespina Fortuna?
 Sono una persona semplice che ama la natura e i viaggi e non sopporta l'arroganza e la prepotenza. Mi piace ascoltare le persone ma anche starmene da sola a fantasticare e inventare nuove storie. E' un vizio che non voglio togliermi.

 

2- Il principe di Udjania, tuo romanzo edito per i tipi della casa editrice L'Oleandro Arga di Roma.
Presentiamolo ai lettori del blog.
 Il Principe di Udjania è una fiaba dove ogni personaggio, dal più marginale al protagonista ha una vita propria. E' la favola del destino che ad ognuno di noi viene affidato alla nascita e della capacità che ciascun individuo ha di poterlo forgiare a seconda delle proprie aspirazioni.

 

3- Com'è nato questo romanzo e cosa ha rappresentato per te scriverlo?
 Il romanzo è iniziato in un triste giorno di pioggia, quando inchiodata a letto dal un'ernia al disco ho pensato che se dovevo rimanere ferma un motivo c'era: era arrivato il momento giusto per lasciare da parte tutto il resto e dedicarmi esclusivamente a ciò che più amo fare nella vita, scrivere!

 

4- Il principe di Udjania è ambientato in un mondo medievale dove spiccano luoghi e personaggi fantasiosi in un universo verosimile. Ebbene, entro quale genere inseriresti il tuo libro? E per quale target di lettori è stato pensato?
 Qualcuno l'ha definito Fantasy, per me è una fiaba. Credo che sia diretto ad un pubblico adulto, più si cresce e più si ama tornare bambini. devo dire, comunque, che la fascia di persone che lo hanno apprezzato è molto ampia. So che c'è stato anche un bimbo che ancora non sa leggere  al quale è piaciuto molto sentirselo raccontare dalla mamma. Questo mi ha resa molto felice.


5 - Un personaggio che mi è piaciuto molto è stato il Mago Telorius, che vive in una casa incantata dove posate, mobili e suppellettili hanno vita propria e costituiscono la sua cerchia di amici fidati.
 Telorius e Octavius sono le colonne portanti del romanzo ma io ho creato e amato tutti i personaggi uno ad uno e non saprei dire se ce ne sia qualcuno che preferisco agli altri. Se proprio devo sceglierne uno ti dico che quello che più mi ha divertito creare è stato Antonia, la vecchia megera.
 
6 - quanto tempo hai impiegato per scrivere Il principe di Udjania?
 Fra idearlo e terminarlo di scrivere ho impiegato circa un anno. Ma non è stato faticoso, mi sono divertita tantissimo.


7 - La copertina del libro mi piace molto. Un castello che pare fatto di sabbia sullo sfondo d'un cielo notturno dove sonnecchia una luna piccola e timidina...
 Si tratta veramente di un Castello di sabbia e la Luna non poteva mancare, è l'Astro al quale mi rivolgo più spesso nelle mie scritture.

 

8 - Progetti in campo? Anticipazioni di nuovi romanzi? ;-)
 Sto già iniziando un nuovo romanzo e visto che il tuo personaggio preferito è Telorius


Domanda flipper: se il mondo fosse di un sol colore, questo colore quale vorresti che sia?

Se il mondo fosse di un unico colore fuggirei! Ma costretta a scegliere dico blu, ma me la consenti una pennellata di arancio-argenteo?

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categoria:intervista a vespina fortuna
lunedì, 21 settembre 2009

Quello di oggi è un incontro speciale: è il quarto appuntamento con la scrittrice MariaGiovanna Luini, nonché un'intervista piena di significati, intensa e profonda. Buona lettura :)

 

1-    Ebbene, MariaGiovanna, penso di poter dire che sei di famiglia, qui al Mushroom's Blog, dal momento che questo è il nostro quarto appuntamento! Un'intervista speciale, questa, dedicata esclusivamente al tuo nuovo romanzo, Diario di melassa, in uscita per il mese di Ottobre. Edito per i tipi di Historica , vorrei iniziare questo nostro incontro telematico chiedendoti, come premessa, un piccolo resoconto della tua esperienza con questa intraprendente casa editrice.

Francesco Giubilei è una mia vecchia conoscenza. Vecchia si fa per dire (nel suo caso), perché credo sia il più giovane editore italiano! Il manoscritto di “Diario di melassa” è stato scritto proprio per Francesco: è un dono, una dimostrazione di stima e fiducia dopo anni di lavoro insieme. Da anni infatti collaboro con la rivista letteraria Historica come responsabile della sezione racconti: lo dico con orgoglio perché Historica nel tempo si è confermata un investimento culturale vincente, di ottimo livello e con distribuzione sempre maggiore. Su Historica si trovano firme di scrittori eccellenti, e il merito è della tenacia e della credibilità del suo direttore. Francesco mi ha colpita subito per l’intraprendenza e la giovane età: sono molto felice quando incontro un giovane pieno di entusiasmo e buone idee, è la dimostrazione che la nostra cultura italiana è in grado di formare persone che tirano fuori la grinta (e il sapere) in età molto precoci, senza invidiare alcunché a persone più adulte. Detesto il disfattismo e la sfiducia a priori: la prima decisione, quella dell’inizio del mio rapporto con Historica, è stata raccogliere una sfida. C’era un giovanissimo direttore che mi chiedeva di aiutarlo a tirare su una rivista letteraria online (successivamente è diventata anche cartacea): ci ho pensato al massimo cinque secondi e ho detto sì, impegnandomi per dare alla rivista racconti degni dei lettori, che meritano sempre la massima qualità e l’attenzione a ciò che ricevono. Devi sapere che non riesco a resistere al fascino delle sfide, questo a volte mi crea qualche problema come accade spesso a chi si butta a capofitto nelle imprese difficili, ma con Francesco invece la scelta è stata positiva anche a lungo termine. Quando c’è stata la svolta, cioè la creazione della casa editrice, ho apprezzato i libri che ho visto pubblicare e deciso di scrivere qualcosa per contribuire allo sviluppo della bellissima idea di Francesco. “Diario di melassa”, lo dico anche nelle premesse del libro, è un regalo a lui.
 
2-    Collaboratrice, e ora autrice di questo romanzo. Presentiamolo ai lettori.

Aiuto! Una cosa che proprio non so fare è descrivere i miei libri. Alle presentazioni spero sempre che i relatori lo facciano al posto mio: una mia spiegazione della trama ha sempre risultati incomprensibili. Pensa che quando scrivo le sinossi dei miei romanzi sudo e impiego il doppio del tempo rispetto alla scrittura di uno o due racconti! Comunque ci provo. Marcella, la protagonista, si rifugia in un piccolo e triste appartamento di periferia per scrivere un pezzo della propria vita: racconta l’infanzia, i pensieri, i traumi e la violenza, ma anche i sogni e gli amori delle età più adulte. Lascia andare la testa (e le mani) e scrive, scrive, scrive, saltando qua e là e raccogliendo dentro di sé ricordi e rielaborazioni, per tirare tutti i fili che secondo lei pendono dal soffitto e che l’hanno creata esattamente come è. Infila la vita recente nel mezzo di racconti del passato prossimo e remoto, trova connessioni che forse prima non ha mai visto. Si parla di disturbo alimentare (lei ne ha sofferto a lungo), di pedofilia, ma anche di rinascita, di relazioni d’amore, di famiglia. Insomma, tutto ciò che ha popolato la vita di Marcella fino al momento della scrittura, in un diario che è più cronaca d’anima che reale biografia.
 
3-    Ma ora dimmi, com'è nato questo tuo nuovo romanzo, qual è stata la spinta? In esso c'è qualcosa dei tuoi precedenti successi (Una storia ai delfini e Le parole del buio, Creativa Editrice)?

No. Ogni storia è separata dalle precedenti. Lucia (“Una storia ai delfini”) e Silvia (“Le parole del buio”) non sono Marcella, né potrebbero esserlo: certo, scrivono, hanno tratti del carattere tra loro simili, ma sono nate in tempi diversi e hanno avuto vite e sviluppo profondamente differenti. La spinta, come ti dicevo prima, è stata la voglia di creare qualcosa per Francesco Giubilei: mi sono messa al computer, ho cercato il vuoto e il silenzio e la storia è saltata fuori da sola.
“Diario di melassa” ha alcune peculiarità. La prima è che per un po’ do tempo questo sarà l’ultimo romanzo breve (o racconto lungo? Non so la differenza e francamente non mi interessa): le prossime storie saranno più lunghe e avranno la visione di più protagonisti, uomini e donne (“Diario di melassa” è denso di nomi ma il punto di vista è unico, quello di Marcella, è la sua voce che risuona nel piccolo appartamento di periferia). La seconda peculiarità è che alcune parti sono vicine alla mia vita: non è autobiografia perché l’autobiografia vera non esiste e perché non mi interessa scriverne, però per esempio la descrizione (forse brutale) del binge eating disorder, il disturbo alimentare che affliggeva Marcella in gioventù, è il racconto molto sofferto di ciò che è capitato a me. In questo senso ho voluto tirare fuori, facendomi anche molto male, parti buie della mia vita per scriverle e condividerle, per allontanarle da me.
E’ la prima volta che davvero infilo parti di Giovanna Gatti in una storia scritta da MariaGiovanna Luini.  Questo non significa che la storia sia la mia: non è così. Però qua e là ci sono io, soprattutto nel tormento e nella profonda sofferenza di una malattia psichica che per anni neanche la psichiatria ha voluto riconoscere: si poteva essere anoressiche oppure bulimiche, e allora si era capite, compatite, forse aiutate, ma se si aveva questo “binge eating disorder” cioè si mangiava in modo forsennato, pazzo, malato e si ingrassava a dismisura si era solo golose e incapaci di controllarsi. Ho vissuto un dramma, ho raggiunto dimensioni fisiche abnormi soffrendo moltissimo e ricevendo commenti sprezzanti, ironici, pieni di incomprensione: il più frequente era “Una donna intelligente e colta come te come può ridursi così?”. In effetti l’apparenza era questa: non avevo problemi di rilievo (ma sarà stato poi vero?), il mio livello culturale era compatibile con un ottimo controllo di me e del mio peso corporeo, avevo tutti gli strumenti per essere in piena forma fisica. Eppure non ce la facevo. Bene (male, anzi), a un certo punto gli psichiatri hanno detto “Ragazzi, ci siamo accorti che anche questa è una malattia!”. E improvvisamente chi come me annaspava in solitudine, umiliata per un’obesità che non sapeva frenare e senza l’eterea dignità delle anoressiche o delle bulimiche (non mi fraintendere: provo empatia profonda per chiunque soffra di disturbo alimentare, a prescindere dal tipo di malattia, però credimi se ti dico che l’obesità rende il mondo spietato nei confronti di chi ne soffre), ha trovato una via. Ha trovato la cura. Sono stata curata da uno psichiatra, il dottor Cesare Casati, e da una psicoterapeuta, Marilù Vinci, che sono nei ringraziamenti. E’ stata durissima ma ce l’ho fatta, e se proprio devo trovare un senso che vada oltre per questa breve storia è questo: se si accetta che un disturbo possa derivare da un problema psicologico pesante, complesso, si riesce a chiedere aiuto e a guarire. Come è capitato a me. Anticipo già alcuni commenti di persone amiche: “Ma perché hai voluto raccontare questo aspetto doloroso del passato?”: rispondo adesso e non ci ritorno sopra, lo faccio perché ne ho bisogno, per allontanare da me un problema che ho risolto, ma anche per dire a tante donne che se ne esce, si può guarire.
 
4-    Chi sono i personaggi di Diario di Melassa?

Marcella e il suo universo: genitori, amici, fratelli, cugina, mariti (sì, più mariti), amanti. E un uomo che non avrebbe mai dovuto incontrare nell’infanzia. Ma soprattutto il disturbo alimentare, la violenza e la rinascita.
 
5-    I tuoi due romanzi precedenti, che ho citati in parentesi nella terza domanda, erano storie dove l'introspezione interiore, la paura ma anche la felicità di voltare pagina, la solitudine e il conseguente vuoto che essa va creare attorno alle protagoniste erano i temi portanti. Qual è il fulcro di Diario di melassa?

Ops, mi sa che ti ho già risposto prima. O l’ho fatto in parte. Ci sono molti altri aspetti. La solitudine è argomento eterno delle mie storie: si è soli sempre, anche quando tutto sembra andare per il verso giusto e sei pieno di amici e amori e persone che ti danno e ricevono con un sorriso. Di fronte e te stesso, di fronte ad alcuni traumi nascosti nel profondo, di fronte alla malattia, al tradimento, alla violenza sei solo. Sempre.
Le donne, in particolare, soffrono di una solitudine atavica che sembra quasi scritta nel DNA. Sono sole anche quando hanno marito, fratelli, amici, genitori, amanti, figli. Forse perché hanno aspettative e modi di amare profondamente diversi rispetto agli uomini. Danno se stesse per il bene altrui, dimenticano di essere la priorità e rendono gli altri priorità assoluta. E vengono tradite, inevitabilmente.
In “Dario di melassa” Marcella tratteggia profili di uomini che ha amato o ama, e qua e là racconta aneddoti di abbandoni o tradimenti ricevuti: questo non significa che voglia avere ragione e le figure maschili siano negative a priori, ma che in quanto donna abbia la tendenza a dare la massima importanza ai rapporti con gli altri, regalando fiducia che molte volte viene stracciata e buttata via senza alcuna considerazione. Succede spesso: ami qualcuno e ti fidi, quindi decidi che quella persona non sarà mai il tuo carnefice, non potrà mai abbandonarti e, se lo farà, userà parole e comportamenti attenti a farti meno male possibile. Ho dovuto arrivare a trentanove anni per capire che non è così. Sento storie tristissime, in parte le ho vissute in prima persona: la donna è vulnerabile e sola più degli uomini quando si tratta di amore (o amicizia), riveste l’altro di aspettative che non sono altro che la proiezione dei propri bisogni, dando per scontato che dei suoi “buchi”, della sua storia passata si tenga conto per non ferirla. Invece no, non è mai così, ed è ora che ci si renda conto di questo.
Un esempio che è solo un modo per dare concretezza a ciò che dico: esistono donne traumatizzate dall’abbandono nell’infanzia, queste donne di solito vivono l’amore o l’amicizia con il tallone d’Achille molto evidente dell’abbandono silenzioso. Ne conosco una, in particolare, che aveva stretto con l’uomo che amava un patto di lealtà: il patto avrebbe dovuto essere reciproco, e lei aveva chiesto che quando fosse giunto l’abbandono l’uomo le spiegasse ciò che accadeva senza sparire nel nulla. La promessa c’era stata, e ovviamente l’uomo, tempo dopo, la abbandonò sparendo quasi nel nulla (se si fa eccezione per un paio di sms adolescenziali che spiegavano niente). Ebbene, ho raccolto il dolore di questa donna e l’ho trasformato in storie, in piccoli frammenti dei miei romanzi non perché ritenessi che la ragione stesse solo dalla sua parte (un cinquanta per cento è sempre ragionevole, secondo me), ma perché mi colpiva l’insensatezza dell’abbandono silenzioso. Tra adulti non dovrebbe essere così.
Mi parli di rinascita, e allora sì, affrontiamo anche questo argomento. Nelle mie storie di solito c’è, ed è una rinascita affidata esclusivamente alle forze personali dei protagonisti. Si soffre da soli ma si rinasce anche da soli, ed è la più bella vittoria in assoluto. Perché dai traumi si esce, e a volte si riesce anche a ridere della propria sofferenza passata (non sempre, è ovvio: dipende da ciò che è accaduto). Abbiamo dentro le risorse che servono per fare due cose: la prima, uscire dal dolore e lasciarlo indietro, vivendoci dentro per un po’ poi dismettendolo come un vestito che non ci appartiene più; la seconda, fare tesoro degli errori e del dolore per essere migliori, sempre migliori. Potrei farti decine di esempi, ma scommetto che non c’è bisogno: tutti abbiamo avuto e avremo un carico di dolore, tutti sappiamo come ci si possa sentire a terra, privi di voglia di andare avanti (perfino di respirare), ma sappiamo anche che si può guarire. Come dal disturbo alimentare, come dall’abbandono: si guarisce e si respira, si riempiono di aria i polmoni e si ama meglio, si ride meglio, si vive meglio.
La migliore lezione ce l’ho dalle donne che seguo come senologa: anche quando la malattia non guarisce sanno reagire, trovare motivi per parlare, vivere, afferrare l’esistenza a piene mani e portarmela perché anche io ne possa condividere la bellezza. Si vive, e finché c’è vita c’è possibilità di ripresa.
Qualche tempo fa, in un momento veramente triste, una mia “paziente” (detesto questo termine) mi ha vista un po’ giù e mi ha mandato via email un’intervista che io stessa avevo rilasciato sul dolore. Mi ha incitato a rileggerla: IO dicevo che si esce, si reagisce, si diventa più forti e migliori, IO cercavo di trasmettere speranza e reazioni positive. Beh, grazie a quella donna perché aveva proprio ragione ha usato le mie stesse parole per dirmi che dentro avevo la forza. E la forza è arrivata.
 
6-    I colori che predominano nella copertina di questo romanzo sono il blu e il bianco. Essi sono stati un caso, oppure una scelta ben oculata da parte tua e dell'editore?

Sacha Naspini è un genio! La fotografia di copertina, tengo a dirlo, è opera di Alberto Luini, mio marito: è direttore della Divisione di Senologia di IEO, ma fa fotografie meravigliose, anche negli altri romanzi era lui l’artista delle foto di copertina, e Sacha Naspini ha fatto il resto. Ha creato una copertina che mi ha lasciata a bocca aperta, ne sono felicissima. Meraviglioso.

 
7-    Comporre un romanzo è ogni volta un'esperienza di scrittura diversa. Quanto e come ti ha impegnata scrivere Diario di melassa, e cosa hai provato al termine della stesura definifitiva?

E’ stata durissima. La storia è uscita in un paio di mesi, ma quando ho descritto la violenza infantile, il dolore e il disturbo alimentare ho sofferto da pazzi. Ritornavo a casa da IEO (Istituto Europeo di Oncologia, dove lavoro come senologa) e mi mettevo al computer fino a notte, senza rendermi conto del tempo. Scrivevo, scrivevo e scrivevo senza fermarmi, a volte piangendo altre volte sentendo in fondo alla gola un pugno che non se ne andava. Ma avevo bisogno di farlo, non solo per quella parte della storia che aveva a che fare con me (è una minima parte, in realtà), soprattutto perché gli eventi, i personaggi premevano per vivere e parlare. Dovevo andare fino in fondo. Poi per la rilettura mi sono chiusa a Firenze, nella mia casa “segreta”, e ho lavorato dimenticandomi tutto il resto finché ho sentito che il manoscritto era pronto.
 
8-    Progetti in campo, anticipazioni esclusive per il Mushroom's Blog? ;-)

Sto scrivendo una storia molto più lunga delle precedenti. Pedofilia, incesto, apparenza, politica e falso/vero combinati insieme. Si capisce niente detto così, mi rendo conto, ma non parlo dei manoscritti in fieri. Un altro manoscritto è da un editore: mi consenti un po’ di scaramanzia? Giuro che sarai il secondo dopo di me a sapere come andrà. Per ora posso dire che è piaciuto, ma la strada è lunga.
Posso dirti che “Diario di melassa” sarà presentato all’Era dei Libri di Pontedera il 4 ottobre, e ne sono felice: gli organizzatori de L’Era dei Libri sono amici, persone che per me hanno fatto tantissimo e non dimenticherò mai. Marina Sarchi, Valentina Filidei, Michele Quirici: li voglio citare insieme al mio editore di Creativa Gianluca Ferrara perché hanno dato vita alle mie storie con le presentazioni, la discussione, lo scambio di pareri e affetto. L’Era dei Libri ha visto la mia prima presentazione in assoluto quando è uscito “Una storia ai delfini”, quindi ora lancerà “Diario di melassa”: è giusto e bello così.

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categoria:quarta intervista a mariagiovann
lunedì, 14 settembre 2009

Iniziamo questa settimana con una nuova intervista di Settembre :)
A rispondere è Romina Principato, autrice con all'attivo il primo libro della saga fantasy I Quattro Re.

Dunque, iniziamo con le presentazioni: chi è Romina Principato?
Sono una ragazza di 24 anni e abito nella provincia di Milano, in particolare nella zona Ovest. Nonostante la mia giovane età, sono anche una "casalinga" da 2 anni, da quando infatti convivo col mio compagno. E come tale sono sempre di corsa tra casa, lavoro, famiglia e i miei svariati hobbyes, come leggere, disegnare, andare a cavallo, fare giardinaggio e oziare (quando mi resta un ritaglio di tempo). Insomma, mi tengo impegnata tutto il giorno!

 
Romina Principato, autrice de "I quattro Re - I sovrani della Luce", edito per i tipi di Altromondo Editore.
Presentiamo il tuo romanzo ai lettori del blog.
 Innanzitutto bisogna dire che "I Quattro Re" è il nome dell'intera saga, composta da "almeno" quattro volumi. Dico "almeno" perchè non ne sono certa nemmeno io, visto che ancora non so quanto saranno lunghi i prossimi. "I Sovrani della Luce" è il primo libro, che io definisco, nonostante le 500 pagine di cui è composto, l'introduzione alla storia. Il romanzo è ambientato su Eahnart, la Terra, in un mondo molto giovane e fertile, dove l'uomo vive in pochi regni sparsi tra i vari continenti. Un giorno però il perfetto equilibrio di questo mondo si spezza e un terribile incubo sconvolge la vita di una giovane Principessa, Lean: senza saperlo, viene avvertita dai Quattro Re Draghi dell'imminente risveglio dei Signore del Caos, Hellord, un malvagio Drago Nero che, dopo tremila anni dalla prima grande battaglia contro i Re, vuole riprendersi ciò che gli era stato tolto. Lean, accompagnata da due cavalieri, deve così intraprendere un lungo e difficile cammino per risvegliare i Quattro Re dai loro Palazzi nascosti, riportarli sulla Terra e dare voce a un'antica Profezia. 

 
"I quattro Re- I sovrani della Luce" è un romanzo corposo, fra le pagine del quale vivono i personaggi di un mondo che hai sapientemente strutturato, e di cuo fornisci una mappa. Parliamo dell'universo di Earnath e della su evoluzione, ma sopratutto vorrei chiederti come esso è nato.
Il mondo di Eahnart è stata la prima cosa del romanzo da me pensata e disegnata, il primo passo per poter stendere la trama e non perdermi nel corso della storia. E' nato molto lentamente, dapprima ho voluto disegnare solo il Grande Continente, dove si svolge il primo romanzo, poi ho ampliato la visione anche agli altri Continenti. Grazie all'idea abbastanza chiara della storia e di come i personaggi si dovevano muovere, sono riuscita a portare sulla carta questo mondo immaginario, ma soprattutto a definirne l'origine. Nel prologo, all'inizio del libro, infatti ho inserito proprio la storia della nascita di Eahnart, dei Quattro Re Draghi e della Vita, rifacendomi in tutto e per tutto all'evoluzione della nostra Terra, a partire dal big bang fino alla comparsa dell'uomo. Troveremo infatti una grande esplosione che darà origine al Sole, alle stelle e ai pianeti, e al Re della Luce, Belzon. Poi ci sarà una seconda esplosione che invece creerà proprio Eahnart, dove si svolgerà la prima battaglia tra i Quattro Re e Hellord.

 
I Draghi. Lo scrivo con la d maiuscola perchè so che ci tieni molto... del resto, essi sono l'anima del tuo romanzo. Ebbene, cosa ci dici riguardo queste mitiche creature?
 Nel romanzo sono l'equivalente degli déi romani o greci. Infatti sono delle divinità e ciascuno simboleggia un elemento della natura, in tutto sette: Luce, Buio, Caos, Aria, Acqua, Terra e Fuoco. Grazie ai poteri di questi elementi, controllano le forze naturali, come il sole, il vento, le piogge ecc. e regolano le stagioni e i climi. I Draghi del Buio e del Caos sono malvagi, e simboleggiano la Morte e la desolazione, mentre gli altri sono i Re che crearono la vita dopo la nascita di Eahnart. Insomma, non sono i soliti Draghi che si è abituati a leggere nei romanzi fantasy: non ci sono Cavalieri a cavalcarli né a comandarli, sono creature libere e solitarie, nascoste accuratamente nei loro Palazzi, lontano dall'uomo.
 

Cosa è per te la scrittura, e come riesci a conciliare questa magica - posso dirlo? - attività con il lavoro e la famiglia?
Per me la scrittura è innanzitutto vita, aria e cibo. Non posso farne a meno, è un richiamo dentro che mi
spinge a immaginare in continuazione mondi impossibili e affascinanti e che mi costringe a metterli nero su
bianco. Ed è anche un modo per evadere dal mondo in cui viviamo. Scrivo la sera, durante la settimana e qualche volta anche nei week-end, quando non ho nulla da fare. Purtroppo non riesco a dedicarci più di un'ora e mezza per volta proprio perché, convivendo, ci sono mille altre cose a cui devo badare ogni giorno, quando torno dal lavoro. Devo ringraziare anche la pazienza infinita del mio compagno, che sa capirmi e mi lascia libero spazio per la mia passione.


Qual è il tuo luogo ideale per scrivere?
Assolutamente la cameretta di casa, senza nessuno intorno e in silenzio. Contemplo al massimo della musica adatta, tipo epic-metal e cose simili, purché col volume ridotto al minimo.

 
Quali consigli daresti ad un autore che desidererebbe vedere pubblicata la sua opera?
 Innanzitutto di non mollare mai, qualsiasi cosa accada e chiunque cerchi di ostacolarlo. Poi, prima di inviare il manoscritto agli editori, consiglierei di informarsi bene. Ci sono tanti forum e blog che trattano l'argomento, mettendo in guardia i giovani scrittori da quegli editori che si definiscono tali ma che in realtà non offrono nulla. Purtroppo in Italia l'editoria ha numerosi punti negativi, i Grandi non valutano quasi mai gli esordienti, prediligendo gli stranieri che secondo loro sono più vendibili, mentre i piccoli spesso chiedono contributi esosi che nascondono vere e proprie truffe. Naturalmente non tutti sono così, pertanto consiglio vivamente di informarsi e di chiedere pareri a chi ha già pubblicato.
 
 
Si sente spesso dire che in Italia si legga poco, ma che si scriva tanto... non ti pare un po' paradossale?
Un po’ sì... Non so spiegarmi il motivo. Io ho iniziato a leggere prima di scoprire che mi piaceva anche scrivere, e tutt'ora non riesco a smettere di fare né una né l'altra cosa. E se potessi leggerei anche di più. Può darsi che molte persone scrivano e basta, senza leggere, oppure che leggano talmente poco da non riuscire a smuovere i dati delle statistiche. Non so...
 

Tu, Romina, come molti altri scrittori esordienti, sei un' Anobiana! Anobii non è un altro pianeta... o quasi... piuttosto un universo telematico dove molti autori hanno la possibilità di farsi conoscere, specie attraverso le catene di lettura. Parliamo un po' di questa tua esperienza sul web, ma anche di quello che tu pensi delle molteplici possibilità che Anobii e la rete danno agli scrittori emergenti.
Ho conosciuto il mondo di Anobii sempre grazie ai vari forum di scrittori esordienti. Secondo me è un ottimo portale che consente, oltre che di gestire una propria libreria virtuale, anche di scambiare opinioni e pareri con il resto degli utenti tramite le recensioni che vengono inserite. Grazie alla possibilità di creare dei gruppi, l'autore esordiente può inoltre far conoscere alla massa il proprio romanzo e ottenere maggiore visibilità.
Io personalmente utilizzo il portale di anobii solo come libreria e per cercare nuovi titoli interessanti all'interno delle altre. Ho aderito a molti gruppi di scrittori, ma raramente vi partecipo, e sono contraria anche alle catene di lettura. Assurdo, penserai tu. Sì, può darsi, ma il fatto è che per un autore esordiente quella copia in più venduta può fare una grande differenza, soprattutto alla propria autostima. Con le catene è vero che il romanzo acquista maggiore visibilità, visto che quando si può leggere gratis nessuno si tira indietro, ma finisce lì. 
Al momento non ho nessuna catena di lettura per il mio libro, e non penso che ne aprirò una.

 

Progetti in campo?
Tantissimi, almeno nella mia testa. Innanzitutto ho appena finito di scrivere la bozza di un nuovo romanzo, che in realtà è qualcosa di molto strano. Io lo definisco un urban/fanta/thriller in quanto ci sono le caratteristiche di tutti e tre i generi: è ambientato ai giorni nostri, ha un sacco di elementi fantastici (occhio! Non fantasy ma fantastici) e, infine, c'è un'indagine poliziesca. E' un esperimento che spero di riuscire a sostenere sino alla fine.
Dopodiché vorrei tornare a dedicarmi al secondo volume dei Quattro Re, e infine cominciare un altro romanzo, anche questo urban-fantasy, in cui tornerò a parlare dei miei amati Draghi, e non solo... I progetti sono tanti, e spero di vederli riusciti quanto prima!

 Copertina del romanzo

postato da: mMushroom alle ore 11:33 | Link | commenti
categoria:intervista a romina principato
domenica, 06 settembre 2009

Dopo una pausa estiva durata quasi due mesi, il Mushroom's Blog torna con le sue superinterviste!
A rispondere alla prima intervista di questo mese di Settembre è Mario De Martino, giovanissimo e meritevole autore di due romanzi, editi da Runde Taarn e Zerounoundici Edizioni.

1 -Dunque, iniziamo con le presentazioni: chi è Mario De Martino?
 
Salve a tutti!
Bé, che dire… sono un ragazzo come qualunque altro, vivo in provincia di Napoli dove frequento il Liceo Scientifico, amo leggere e forse ancora di più scrivere.
Ho i miei sogni, le mie aspettative, come tutti del resto :)

2 - Mario De Martino, autore de "L'Erede, la Spada del Re", edito per i tipi di Runde Taarn Editore, e de “Justin Dave e il ragazzo venuto dal futuro”, Zerounoundici Edizioni.
Due romanzi diversi: il primo è il capostipite d’una trilogia, il secondo un romanzo a sé stante.
Presentiamoli ai lettori.
 
Sì, sono molto diversi tra loro, in effetti.
Quello edito dalla Runde Taarn Edizioni, dal titolo “L’Erede, la Spada del Re” è un fantasy classico, in stile tolkieniano. Grande fonte di ispirazione per quest’opera sono stati i romanzi della Le Guin, di Paolini, del mitico Terry Brooks e ovviamente dello stesso papà Tolkien.
“Justin Dave e il ragazzo venuto dal futuro”, edito da 0111 Edizioni è invece un romanzo per ragazzi, diretto dunque ad un pubblico giovane e strutturato per lo stesso. Nonostante ciò credo possa essere una lettura di svago anche per una categoria di lettori più “adulta”. Infondo era proprio C.S. Lewis a dire che “un libro non merita di essere letto a dieci anni, se non merita di essere letto anche a cinquanta”.

3 - Due romanzi editi da due editori diversi. Vorrei quindi chiederti di parlarci della tua esperienza editoriale.
 
Ho scoperto la Runde Taarn casualmente, navigando in rete. Ho sottoposto alla redazione il mio manoscritto e dopo un po’ ho ricevuto una risposta positiva.
La 0111 invece mi è stata consigliata da numerosi scrittori. Inviai il mio “Justin Dave” nel dicembre del 2008 e ottenni una risposta positiva ai primi di marzo ’09. Da lì alla pubblicazione il passo è stato breve.
Per la mia esperienza non posso lamentarmi. Si tratta di piccoli editori, ma molto attivi, e ce la mettono davvero tutta. Ovviamente cerco anch’io di giocare la mia parte per ciò che concerne “promozione” e cose varie ;)

4 - In Primavera uscirà il secondo volume della saga dell’Erede, ed io sarei curioso di saperne qualcosa di più, qualche dritta esclusiva per questa intervista ;-)
 
Dritta esclusiva?
Bé, se avete letto La Spada del Re vi sarete fatti un’idea abbastanza dettagliata della storia. Bene, I Sigilli del Male (questo il titolo del sequel) la scardina completamente.
Si tratta di una decisione adoperata per mantenere alta l’attenzione dei lettori: credo che un sequel che presenti nuovi spunti di riflessione possa essere più “accattivante” rispetto a un romanzo che altro non è che la cieca continuazione del suo predecessore.
Gli interessati potranno trovare un piccolo assaggio del libro sul sito della Runde Taarn (www.rundetaarnedizioni.it) e sul mio sito personale (http://mariodm.beepworld.it) 

5 - Cosa è per te la scrittura?
 
“Scrivere è viaggiare senza la seccatura dei bagagli”, avrebbe detto Emilio Salgari al mio posto, ed io concordo pienamente. La scrittura riesce a trasportarmi in un mondo nuovo, un mondo nato nella mia mente, completamente mio, insomma. Dare vita ai personaggi, creare situazioni interessanti e, soprattutto, ricevere commenti da chi ha speso parte del suo tempo a leggere una tua creazione, è qualcosa di straordinario. Uno scrittore riesce a entrare nella vita della gente, magari anche solo per un paio d’ore, giusto il tempo di leggere la sua opera, ma ciò che lascia è quasi sempre un tesoro inestimabile.
Scrivere è dare libero sfogo ai propri pensieri, senza aver timore di essere giudicato.
Scrivere è creare un mondo dove si è davvero i signori indiscussi.
Scrivere è viaggiare con la mente.
E potrei proseguire all’infinito.

6 - Mario, sei un autore non giovane, ma giovanissimo: hai solo sedici anni. Mi preme dunque chiederti come immagini il tuo futuro di scrittore, la tua evoluzione.
 
Riuscire a pubblicare alla mia età è stata un’esperienza davvero importante, per me. Anzitutto mi ha aiutato a migliorarmi, e non poco. A volte ripesco qualche mio scritto risalente a un anno fa o poco più e fatico a credere di averlo prodotto io stesso.
Devo questa maturazione ai miei lettori: è con i loro consigli, i loro commenti, che sono riuscito a comprendere dove e come ho sbagliato e a fare in modo di non ripetere gli stessi errori.
Se avessi tenuto tutto per me, probabilmente non avrei mai fatto alcun passo avanti.
Come immagino il mio futuro nel campo?
Anzitutto voglio migliorare ancora. So di dover “crescere” ancora, e spero di raggiungere livelli ben più alti, facendo tesoro di tutte le critiche che giungeranno nel frattempo.
Spero che un giorno un lettore, chiudendo un mio libro, possa dire: «Mi dispiace che sia finito. Ne avrei voluto leggere altre cento pagine».
Sarebbe una soddisfazione grandissima.

7 - Come me, anche tu intervisti molti autori (nomi tra l’altro noti, Italiani e Stranieri!) sul forum thefantasyworld.forumfree.net . Come organizzi queste interviste e come, soprattutto, prendi contatti con gli autori che intendi intervistare?
 
Bé, The Fantasy World è un forum di appassionati, di lettori, scrittori e illustratori che condividono una passione comune, quella per il genere fantasy.
Di solito mi avvicino io stesso agli autori che intervisto, contattandoli attraverso le loro e-mail (che reperisco dai rispettivi siti) o tramite i social network.
Ho avuto la fortuna di conoscere e intervistare Moony Witcher e Herbie Brennan grazie a Facebook, D’Andrea G.L. e Francesco Falconi via aNobii e molti altri.
Ultimamente tramite l’ufficio stampa della casa editrice sono riuscito a contattare e intervistare autori della Piemme Edizioni, come Luca Centi, Miki Monticelli e Pierdomenico Baccalario.

8 - Si sente spesso dire che in Italia si legga poco, ma che si scriva tanto... non ti pare un po' paradossale?
 
Ehm… forse no.
Oggi chiunque sappia tenere in mano una penna o sedere davanti a un computer può considerarsi un aspirante scrittore. Mettiamo che quest’ultimo legga un solo libro all’anno e ne scriva tre nello stesso arco di tempo; ecco che ha dimostrato che è possibile scrivere tantissimo e leggere molto poco.
A mio parere, tuttavia, la vera e propria “palestra di scrittura” è la pura e genuina lettura. Non solo testi su ciò che maggiormente ci interessa, ma di tutto, essere “onnivori” è la cosa migliore, e soprattutto dedicarsi ai classici: è lì che la letteratura universale ha dato – e continua a dare – il meglio di sé. 

9 - Tu, Mario, come molti altri scrittori esordienti, sei un' Anobiano! Anobii non è un altro pianeta... o quasi... piuttosto un universo telematico dove molti autori hanno la possibilità di farsi conoscere, specie attraverso le catene di lettura. Parliamo un po' di questa tua esperienza sul web, ma anche di quello che tu pensi delle molteplici possibilità che Anobii e la rete danno agli scrittori emergenti.
 
Internet è uno strumento validissimo per farsi conoscere, forse il più valido in assoluto.
Anobii è tra i social network che preferisco. Certo, un sito di libri frequentato da lettori e scrittori, ma permette di conoscere autori validissimi, magari poco noti al pubblico, e di scambiarsi opinioni e critiche. Non mi meraviglia affatto che abbia ormai raggiunto un enorme numero di iscritti e che sia conosciuto in numerose parti del mondo. 

10 - Progetti in campo?
 
Molti. Forse troppi.
A volte mi capita di ripescare vecchi racconti, di ampliarli e trarre storie interessanti (almeno per me ). Non tutti raggiungono la parola “fine”, lo ammetto.
Al momento ho concluso un Urban Fantasy (come dico sempre: molto Urban e poco Fantasy) e sto lavorando ad un romanzo Horror (opera non diretta ad un pubblico di ragazzi), oltre a continuare con la saga de “L’Erede”: il terzo ed ultimo volume è in fase di “progettazione”.
Diciamo che mi tengo impegnato!
 
postato da: mMushroom alle ore 11:34 | Link | commenti
categoria:intervista a mario de martino
sabato, 25 luglio 2009

E tornano le interviste sul mio blog, anche se ormai ci troviamo in piena estate e tutti sono al mare!
Oggi, a parlare, è Paola De Pizzol, autrice con all'attivo una trilogia da non perdere assolutamente; ci siamo conosciuti su Anobii ed è subito scattata la simpatia!

 

Paola De Pizzol, o meglio, M.P. Black. Presentiamoci ai lettori di Splinder!

Ciao! Ho iniziato a scrivere racconti sin da piccola. Il primo risale alla quarta elementare e lo custodisco ancora gelosamente in un cassetto. Ho sempre amato scrivere e leggere e, col passare degli anni, i racconti sono diventati romanzi brevi, scritti nel periodo dell’adolescenza. Poi, impegni di tipo familiare e lavorativo mi hanno staccata per un lungo tempo dalla scrittura, finché nel 2005, a seguito di un sogno, ho elaborato la trama di questa trilogia… ed è nata Lisa Verdi! Sono una mamma lavoratrice (lavoro al mattino) e tutto fare. Mi fermo solo quando arriva il momento di coricarsi, che di solito avviene verso la mezzanotte, sia in estate che in inverno! Abito nelle dolci colline venete, dalle quali non mi staccherei nemmeno se mi pagassero!


Lisa Verdi e il ciondolo Elfico è stato il tuo primo romanzo, primo tra l'altro di una trilogia il cui ultimo episodio e di imminente uscita per i tipi della casa editrice 0111 di Milano. Ebbene, parliamo sì della tua esperienza editoriale,
ma anche di ciò che rappresenta per te scrivere, inventare mondi nuovi, personaggi...

Scrivere per me significa respirare… Non potrei mai rinunciare alla scrittura, ora come ora, significherebbe perdere qualcosa di me stessa, di assolutamente vitale. Scrivo spinta da quelle che si possono definire “Muse ispiratrici” e, quando mi metto alla scrivania, vado avanti a getto continuo, senza mai interrompermi… finché non mi accorgo che sono trascorse due ore e che i cervicali implorano il riposo. La parte che più mi piace, nella stesura iniziale di un libro, è quella relativa alla caratterizzazione dei personaggi e dei luoghi. Stilo un elenco dei vari personaggi con le loro caratteristiche principali e lo stesso faccio per gli ambienti. E’ divertente! Ma passiamo ora alla parte pratica.
Quando ho scritto il primo libro di Lisa Verdi (il ciondolo elfico), naturalmente mi si è posta la questione dell’invio ad una casa editrice. Logicamente, quelle grandi non mi hanno risposto, mentre quelle che chiedono un grosso contributo economico si sono fatte sentire solo dopo un mese. Finalmente, ho trovato la attuale casa editrice (la 0111), che pubblica senza contributo e che, anche se piccola, sta facendo passi da gigante ed è vicina a noi autori tramite l’organizzazione annuale di eventi, manifestazioni, presentazioni. Un’esperienza sbalorditiva, sono sempre al settimo cielo, in ogni istante della mia giornata!

Lisa Verdi è una ragazza di sedici anni, Paola De Pizzol una donna sposata, con figli ed un lavoro. C'è qualche similitudine fra le due?

Assolutamente no! Questa è una domanda che mi viene posta spesso, ma Lisa non assomiglia per nulla alla sottoscritta. Lisa è spesso arrabbiata, permalosa, indisciplinata ed antipatica. Io non credo di essere così (per lo meno, me lo auguro…). Lisa è il mio esatto opposto, e così doveva esserlo, per la trame della trilogia! E’ una ragazza anche forte, coraggiosa e votata al sacrificio, se necessario.

Come riesci a conciliare lavoro, famiglia e scrittura?

Con fatica, se devo essere sincera. Quando scrivo ho bisogno del silenzio assoluto (o quasi, la TV non mi dà fastidio), quindi alla scrittura dedico generalmente la sera. Quando sono davanti ad internet, intervallo questo momento con lo seguire i figli nei compiti, nelle varie richieste, nei giochi. E poi c’è tutto il resto! Una faticaccia, ma che soddisfazione! Sempre di corsa, comunque, da mattina a notte!

Che rapporto hai con i tuoi personaggi? Ma sopratutto: essi, una volta che escono fuori dalla tua testa... come riesci a tenerli a bada?

Con loro ho un rapporto particolare, nel senso che per me sono tutti miei figli. Ho, con loro, un rapporto materno, che mi spinge a proteggerli e a coccolarli. Se qualche lettore ne critica uno, mi sento ferita come se la critica arrivasse direttamente a me! Come riesco a tenerli a bada? Non ci riesco, fanno assolutamente quello che vogliono, sono mossi da volontà propria!

C'è un personaggio della tua saga a cui ti sei particolarmente affezionata?

Certo! L’elfo Bartolomeo, il personaggio che più ha attirato l’attenzione delle lettrici. Un personaggio simpatico, buffo, combina guai, dolce, ma anche forte, coraggioso, che non esita a sacrificare se stesso per le persone che ama. Un super eroe positivo, insomma! E, quando scrivo di lui, mi diverto moltissimo a farlo!

Parliamo del mondo della saga di Lisa Verdi e della sua struttura.

La saga di Lisa è nata in seguito ad un sogno. Ho voluto introdurre elementi fantascientifici e del tutto innovativi per una saga fantasy. Ad esempio, i miei elfi utilizzano anche le armi laser, oltre alle usuali “armi bianche”. Il cielo del regno elfico è verde e l’erba è blu, e gli Elfi sono stati creati dall’unione di Umani con Alieni, sbarcati sulla terra circa 10.000 anni fa. La saga unisce inoltre elementi romantici, per alleggerire una trama a volte ricca di tensione emotiva, e per soddisfare quella parte di lettrici femminili che amano un tocco d’amore anche nei fantasy. Per il resto, ho cercato di non seguire i canoni tipici del fantasy (stile Signore degli Anelli), anche se, inevitabilmente, vi è sempre la lotta del Bene contro il Male! E spero di essere riuscita a creare qualcosa di nuovo!

Leggendo il tuo romanzo, si nota come i personaggi elfici abbiano nomi nostrani; come mai questa scelta?

Riprendendo quanto scritto sopra, ho voluto creare qualcosa di nuovo ed ambientare un fantasy in Italia, perché volevo che fosse “nostrano”!.

Vorrei chiederti ora, invece, quale sia il tuo rapporto con i tuoi lettori, ed in particolare con i fan più accaniti di Lisa Verdi.

Ho un rapporto stupefacente! I miei lettori sono simpaticissimi e mi riempiono di coccole. I più accaniti mi scrivono lettere, mi inviano continuamente messaggi in internet o al cellulare, mi telefonano… La scrittrice Alessandra Paoloni ha creato un forum appositamente per me e un gruppo in Anobii (che, attualmente, conta ben 113 iscritti!), mentre la scrittrice Barbara Risoli ha creato il fan club di “Lispoto versus Bartolomeo”, che ha un buon seguito. Ebbene sì, ci sono anche lettori affezionati al cattivone della saga! Infine, la lettrice Claudia Tonin ha creato un gruppo su Facebook. Che dire di più????

Cosa ne pensi di Anobii come piattaforma per gli scrittori esordienti per farsi conoscere?

E’ un ottimo strumento per consentire agli autori esordienti od emergenti di farsi conoscere al grande pubblico. Io devo tanto ad Anobii, qui ho conosciuto tantissimi cari lettori e moltissimi autori con i quali corrispondo giornalmente.

Perchè non ci accenni qualcosa riguardo il tuo prossimo romanzo... so che stai scrivendo un urban fantasy...


Già, ho voluto cimentarmi in questa nuova avventura. Posso solo dire che il libro mi è venuto in mente mentre visitavo il museo egiziano di Torino, in particolare la tomba dell’architetto “Kha”. Davanti alla sua mummia, mi si è accesa una lampadina e, al mio ritorno a casa, ho elaborato la trama di questa nuova avventura che vedrà protagonisti anche gli egiziani. Il titolo sarà “I Guardiani del Tempo: la maledizione della Regina”. Speriamo bene…

Torniamo invece ora a Lisa Verdi... quali sorprese ci attendono ne Il sole di Aresil?

Nel Sole Lisa cambia, sia caratterialmente che fisicamente. Per quanto riguarda il carattere, posso dire che si troverà ad affrontare situazioni davvero difficili, che la obbligheranno a prendere decisioni molto importanti e sostanziali. Dal punto di vista fisico, non posso dire nulla, top secret. Nel Sole ho dato un po’ più di spazio alle relazioni sentimentali, ma anche alle battaglie, e qui è stato davvero difficile per me descrivere le scene finali… Inoltre, vi sarà l’ingresso di un nuovo personaggio che metterà zizzania tra Lisa e Bartolomeo. Stop!

Domanda Flipper: sei un elfo?

Certo, non si vede???? Ciao e grazie!

   

postato da: mMushroom alle ore 11:31 | Link | commenti (1)
categoria:intervista a mpblack
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